Dis.Abilitando

Rappresentanti genitori Consulta Handicap Asl 8 Asolo – Montebelluna

Archivio per luglio 2009

LAVORO. Nuovo testo per il prepensionamento di chi assiste disabili

Pubblicato da Luigi Scarpis su 30 luglio 2009

tratto da Vita.it

La Commissione lavoro ha approvato ieri il nuovo testo unificato. Requisiti più restrittivi per l’accesso

Camera_deputatiLa Commissione Lavoro della Camera ha approvato ieri, 28 luglio, il nuovo testo unificato per i progetti di legge in materia di “Norme in favore di lavoratori con familiari gravemente disabili”. «Tale nuova versione – ha detto il presidente, Silvano Moffa – rappresenta il frutto di un complesso lavoro svolto dallo stesso Comitato, a seguito del contenuto della relazione tecnica trasmessa dal Governo nell’aprile scorso».

Il nuovo testo modifica i requisiti di accesso al beneficio, innalzando il limite minimo di età dei potenziali beneficiari da 50 a 53 anni e aumentando da 15 a 18 il numero di anni di contribuzione versati nel periodo di costanza di assistenza al familiare convivente disabile. Tali modifiche restrittive, ha ammesso il relatore, Teresio Delfino, sono state apportate «in vista di un ridimensionamento degli oneri finanziari recati dal provvedimento».

Il testo della proposta di legge prevede che «le lavoratrici e ai lavoratori che si dedicano al lavoro di cura e di assistenza di familiari disabili in condizione di totale inabilità lavorativa, aventi una percentuale di invalidità uguale al 100 per cento e che necessitano di assistenza continua poiché non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita è riconosciuto, su richiesta, il diritto all’erogazione anticipata del trattamento pensionistico, purché abbiano compiuto il cinquantatreesimo anno di età, a seguito del versamento di almeno venticinque anni di contributi previdenziali, di cui almeno diciotto annualità versate nel periodo di costanza di assistenza al familiare convivente disabile».

Il beneficio previdenziale è riconosciuto a condizione che il familiare disabile non sia mai stato ricoverato in modo continuativo in un istituto specializzato a tempo pieno.

L’onere derivante dall’attuazione della legge è valutato in 712,3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2010.

Questo il testo ufficiale: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200907/0728/html/11/allegato.htm

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Obama ha firmato la Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili

Pubblicato da Luigi Scarpis su 27 luglio 2009

Un momento storico per milioni di cittadini con disabilità.

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Il presidente degli Stati Uniti ha mantenuto la sua promessa elettorale.

Obama_150_124Venerdì 24 luglio, in occasione del diciannovesimo anniversario dell’Americans with disabilities act, ha siglato il trattato. “C’è ancora molto da fare in materia di scuola, lavoro e vita indipendente”

ROMA – Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha mantenuto la sua promessa: ha firmato la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. E lo ha fatto il 24 luglio durante una cerimonia alla Casa Bianca in occasione del diciannovesimo anniversario dell’Americans with disabilities act (Ada), la legge quadro del 1990 che proibisce le discriminazioni delle persone disabili e ne sancisce i diritti. Anche se si tratta solo del primo passo verso la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite, la firma rappresenta comunque un segnale importante.

“I diritti delle persone disabili non sono solo diritti di giustizia civile: sono diritti universali dell’uomo da promuovere non solo negli Stati Uniti d’America ma in tutto il mondo”, ha commentato Obama.

“Oggi ci sono 650 milioni di persone disabili, il 10% della popolazione mondiale, di cui 54 milioni negli Stati Uniti – ha detto Obama -. Nei paesi sviluppati, il 90% dei bambini disabili non partecipa alla vita scolastica, mentre le donne e le ragazze disabili sono molto spesso soggetto di discriminazioni.

Sono orgoglioso dei progressi che abbiamo fatto dagli ‘Ada’ in poi, ma non sono ancora soddisfatto dei risultati raggiunti: c’è ancora molto da fare per consentire ai bambini di imparare nella scuola pubblica vicino casa con le modalità che sono meglio per loro, per fare in modo che le persone disabili non siano discriminate sul lavoro e per permettere loro una vita indipendente”.

Il presidente degli Stati Uniti ha poi ricordato la rampa che era stata costruita nella Sala Ovale per la sedia a ruote del presidente Roosevelt. “A quell’epoca la paura e il pregiudizio verso le persone disabili era la norma; ma la maggior parte degli americani non sapeva neanche che il presidente avesse un handicap. Ma il fatto che Roosevelt fosse disabile non ha fatto assolutamente alcuna differenza per la sua capacità di rinnovare la nostra fiducia, salvare la nostra economia e mobilitare le generazioni future a salvare il nostro modo di vita”, ha concluso.

Già prima della sua elezione alla Casa Bianca – sostenuta dal movimento statunitense per i diritti delle persone disabili – Barak Obama aveva redatto un programma intitolato “Per dare più forza alle persone americane con disabilità”. Otto pagine, divise in quattro punti principali: accesso all’istruzione, pari opportunità, lavoro e autonomia. Nella premessa del suo programma, Obama aveva inoltre dichiarato che “una volta eletto presidente, si sarebbe impegnato a far sì che gli Stati Uniti sottoscrivessero la Convenzione Onu”. Oggi i Paesi firmatari sono arrivati a quota 140, mentre solo 60 Stati l’hanno già ratificata. (Michela Trigari)

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Una scuola estiva per bambini autistici FANO.

Pubblicato da Luigi Scarpis su 25 luglio 2009

Un esempio da seguire

1861-art_29959_1_centri_20estiviIl Resto del Carlino del 25-07-2009

Una scuola estiva della durata di 2 settimane denominata «Summer School» per 12 bambini, provenienti da tutta Italia e affetti da autismo. E’ quella che si sta svolgendo in questi giorni alla scuola dell’infanzia «Gianni Rodari» di Fano su iniziativa del Reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Santa Croce di Fano, diretto da Vera Stoppioni ed in collaborazione con la Regione Marche. «IL SUMMER School spiega Vera Stoppioni è un progetto pilota mai sperimentato prima d’ora, quindi non solo è unico nella Regione ma nemmeno a livello nazionale esistono esperienze simili. Fino al 31 luglio i 12 bambini, seguiti da altrettante insegnanti “lavoreranno”, tutti i giorni fino alle 14.00, sotto la supervisione di una psicologa specializzata in America. Le Marche ed anche la città di Fano sono all’avanguardia per quanto riguarda la trattazione del disturbo autistico con il metodo Aba. Il programma Aba consiste nell’applicazione intensiva dei principi comportamentali per l’insegnamento d’abilità sociali e la correzione di comportamenti problematici, un primo step è costituito dal muovere l’intenzione comunicativa». IL REPARTO di Neuropsichiatria Infantile del Santa Croce di Fano è l’unica struttura in Italia che fornisce analisi applicate con il metodo Aba ed è anche l’unico a mettere in atto la terapia intensiva logopedica: «Durante tutto l’anno due logopediste del nostro reparto continua Stoppioni per una settimana al mese, e per dodici mesi lavorano con i bambini. Lo scopo del Centro è duplice: terapeutico per i bambini e di controllo e supervisione degli operatori, vedremo se 15 giorni di lavoro porteranno ad una modifica nella preparazione degli operatori al metodo Aba, se ciò accadrà il vantaggio sarà enorme perché gli educatori sono gli stessi che seguono questi bambini per tutto l’anno». Al Santa Croce vengono forniti servizi diagnostici ai bambini provenienti da tutta Italia e riabilitativi ai bambini marchigiani. L’assessore ai Servizi Educativi del Comune di Fano, Gianluca Lomartire lo scorso mercoledì ha supervisionato la struttura accompagnato dalla responsabile del reparto di Neuropsichiatria infantile Vera Stoppioni e si è complimentato per l’ottimo lavoro svolto.

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Definizione di spettro autistico

Pubblicato da Luigi Scarpis su 19 luglio 2009

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Freeman (1997) ha riassunto in modo efficace gli assunti su cui si basa l’attuale definizione dell’autismo:

· È una sindrome clinica (definita su base comportamentale), nonché non è stato ancora identificato un elemento oggettivo che accomuni tutti i casi dal punto di vista biomedico e perché, come altre sindromi, si caratterizza in sottotipi diversi per eziologia e trattamento;
· È un disturbo a spettro che presuppone cioè un continuum di sintomi combinati in modo anche molto diverso fra loro con livelli di gravità differenti;
· È una diagnosi in evoluzione perché, come vedremo, l’espressione dei sintomi varia a seconda dell’età e del livello di sviluppo dell’individuo affetto dal disturbo;
· È una diagnosi di tipo retrospettivo perché richiede un’attenta ricostruzione dello sviluppo dell’individuo dato che l’età di insorgenza e il tipo di manifestazioni variano da individuo a individuo;
· È un disturbo ubiquitario poiché diffuso in tutto il mondo , in tutte le razze e in tutti i tipi di famiglie;
· Si presenta spesso in associazione con altre sindromi, disordini specifici e disabilità dello sviluppo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua con l’Icd 10 (1993) una serie di criteri diagnostici per l’autismo distinguendolo dagli altri disturbi dello sviluppo che possono manifestare uno o più sintomi tra quelli descritti per l’autismo.

Tale disturbo è definito come sviluppo anormale o blocco dello stesso che avviene in un’età inferiore ai 3 anni in una delle seguenti aree:
- Linguaggio recettivo o espressivo nelle comunicazioni sociali;
- Sviluppo di relazioni sociali privilegiate o di interazioni sociali reciproche;
- Gioco funzionale o simbolico.

Devono inoltre essere almeno sei sintomi, compresi nelle tre categorie presenti:
a. Anomalie di carattere qualitativo nelle interazioni sociali reciproche:
- Inadeguatezza nell’uso dello sguardo reciproco, dell’espressione facciale, della postura e della gestualità per regolare l’interazione sociale;
- Fallimento nello sviluppo di interazioni che implichino condivisione di interessi, di attività e di emozioni con i propri pari;
- Assenza di reciprocità socio-affettiva che appare dal blocco o dall’anormalità delle risposte alle altrui emozioni; assenza di modulazione dei comportamenti di comune accordo con il contesto sociale; debole integrazione dei comportamenti sociali, affettivi e comunicativi;
- Assenza di ricerca spontanea della condivisione di attività ricreative, interessi o di risultati con altre persone (assenza di comportamenti quali il mostrare, portare o indicare oggetti ad altre persone);
b. Anomalie di carattere qualitativo nella comunicazione:
- Ritardo o totale assenza di sviluppo del linguaggio che non si accompagna a tentativi di compensazione con la gestualità;
- Relativo fallimento nell’iniziare o nel sostenere una conversazione con reciproca risposta (interchange) nella comunicazione con altre persone;
- Uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o uso idiosincratico di parole o frasi;
- Assenza della finzione spontanea e variata o del gioco sociale imitativo;
c. Insieme limitato, ripetitivo e stereotipato di comportamenti , interessi e attività:
- Preoccupazione esclusiva per uno o più interessi stereotipati e ristretti che risultano anomali in contenuto o focalizzazione, o per uno o più interessi che risultano anomali per intensità e natura circoscritta anche se non per contenuto o focalizzazione;
- Aderenza compulsiva a routine e rituali specifici e non funzionali;
- Manierismi motori stereotipati e ripetitivi che interessano le mani (battere le mani), le dita (torsione) e l’intero corpo;
- Attenzione per parti di oggetti o per elementi non funzionali dei materiali di gioco (odore, sensazione della superficie, rumore o vibrazione prodotta).
M. Zanobbi, M. C. Usai, Psicologia dell’handicap e della riabilitazione.

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L’inclusione è parte integrante della scuola, ma resta sempre molto da fare

Pubblicato da Luigi Scarpis su 18 luglio 2009

di Lilia Manganaro

Un’approfondita analisi sullo stato attuale dell’inclusione scolastica delle persone con disabilità, senza trascurare il vero e proprio vuoto ancora presente, per queste persone, tra il mondo della scuola e quello del lavoro. A curarla è la responsabile dello Sportello Nazionale ANFFAS per l’Inclusione Scolastica, componente anche dell’Osservatorio Ministeriale per l’Integrazione Scolastica.

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interculturalitààGrazie ai convegni a cui ho partecipato in questi anni in molte Regioni d’Italia, al lavoro di valutazione dei progetti nel Comitato Tecnico-Scientifico della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) per il concorso Le chiavi di Scuola [della terza edizione di quest'ultimo è stato aperto il bando nei giorni scorsi. Se ne legga cliccando qui, N.d.R.], ai contatti telefonici e via e-mail con i nostri Referenti Scuola e con numerosi docenti e genitori, al di là delle cifre presentate dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e dall’Osservatorio per l’Integrazione Scolastica del Ministero, credo si possa affermare che l’integrazione/inclusione scolastica degli alunni con disabilità è ormai un dato acquisito nel nostro Paese. Ciò non vuol dire che ovunque si realizzino buone prassi. Se da un lato, infatti, si registrano ottime esperienze di vera inclusione, di vera presa in carico dell’alunno con disabilità da parte di tutte le componenti (Scuola, Enti Locali, ASL), dall’altro, purtroppo, si riscontrano situazioni ghettizzanti e discriminanti.

Oggi la scuola italiana soffre particolarmente per le condizioni dovute alla Riforma Gelmini, caratterizzata dalla filosofia del “taglio indiscriminato” delle risorse, dello spazio-classe, del tempo-scuola.

Vi è molta preoccupazione per le conseguenze, che possono essere classi particolarmente numerose, risposte non sempre adeguate ai bisogni degli alunni e, in particolare, di quelli più deboli o con disabilità. Il ruolo dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), attraverso la creazione del proprio Sportello Nazionale per l’Inclusione Scolastica e della Rete dei Referenti Scuola, ancor più in questo contesto, appare fondamentale. I compiti dello Sportello, infatti, come quelli di vigilare, intervenire, collaborare e, ove necessario, denunciare, oggi appaiono quanto mai irrinunciabili. Come dire, se non ci fosse, bisognerebbe attivarlo.

Come affrontare la scuola dell’infanzia.

A mio parere è importante che i genitori: Leggi il seguito di questo post »

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Ripetenza alle scuole medie

Pubblicato da Luigi Scarpis su 13 luglio 2009

meravigliaRipentenza alle medie:  ancora una sconfitta delle Istituzioni (dopo l’insegnante di sostegno e il taglio delle ore).

Il parere delle associazioni, dei professionisti, della scuola e delle famiglie.

Se tanti genitori e famiglie chiedono alle scuole di far ripetere l’anno o il triennio ai propri ragazzi, allora le grandi associazioni chi rappresentano?

E’ chiaro che le famiglie vogliono, e a volte sono costrette a combattere per ottenerlo, prolungare il ciclo scolastico delle medie: perchè?

Perchè dopo c’è il vuoto.

E la scuola, pur disastrata di fronte alla disabilità, rimane un’ancora a cui aggrapparsi.

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Il parere delle Associazioni

Redattore Sociale del 13-07-2009

Far ripetere le medie agli alunni disabili? Anffas: ”Non scherziamo” Il commento del consigliere Lilia Manganaro sul ”doppio ciclo” per ragazzi con grave disabilità intellettiva. Contrario anche l’Osservatorio dell’Aipd : ”E’ una vecchia prassi, ora si può andare alle superiori anche senza licenza”

ROMA – Far cominciare daccapo l’intero ciclo scolastico quando un ragazzino con una grave disabilità arriva alla fine della terza media? “Non scherziamo”, commenta Lilia Manganaro, consigliere dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale) con delega alla scuola. Anche se la legge sull’integrazione sociale delle persone disabili (n. 104/92) “lo prevede”, spiega Salvatore Nocera, responsabile giuridico dell’Osservatorio scolastico sull’integrazione dell’Associazione italiana persone down (Aipd), “oggi non ha più senso perché i ragazzini con problemi intellettivi possono andare alle superiori anche senza licenza media: basta l’attestato di credito formativo”. Leggi il seguito di questo post »

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Risarcimento per «danno esistenziale» dopo il taglio delle ore di sostegno

Pubblicato da Luigi Scarpis su 11 luglio 2009

Lo Stato taglia, la Giustizia lo condanna a pagare.

1000euroBARI – Accade in Puglia, dove il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha emesso nei giorni scorsi una Sentenza che è senz’altro tra le prime in Italia – se non la prima – a condannare l’Amministrazione Scolastica a un risarcimento per “danno esistenziale”, dopo che erano state dimezzate le ore di sostegno a una bimba con disabilità, nonostante quanto stabilito dalla certificazione dell’ASL. Soddisfazione per il provvedimento espressa dal presidente della FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
Appare particolarmente significativa la Sentenza emessa il 25 giugno scorso dalla Seconda Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Puglia (sede di Bari) nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Ufficio Scolastico Provinciale di Bari), rispetto a quanto accaduto nell’Istituto Circolo Didattico Statale “Armando Perotti”, che ha visto per protagonista una bimba di otto anni con disabilità e la sua famiglia.
Niente di nuovo – purtroppo – per chi ha modo di frequentare con regolarità le nostre pagine: si tratta infatti del “taglio secco” (da 32 a 16) delle ore di sostegno spettanti alla bambina, secondo quanto stabilito dalla certificazione dell’ASL, attestante l’aggravamento della sua condizione di salute. Leggi il seguito di questo post »

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Il trasporto scolastico è un diritto primario

Pubblicato da Luigi Scarpis su 3 luglio 2009

(di Rolando A. Borzetti)

Scuola Bus DisabiliO per lo meno dovrebbe esserlo, come sanciscono del resto sia le leggi che numerose sentenze e pronunciamenti, definendo appunto tra gli obblighi delle Province (per le scuole secondarie superiori) e dei Comuni (per le scuole di grado inferiore) quello di garantire l’effettività del diritto allo studio delle persone con disabilità anche tramite trasporti specifici. Ma nella realtà è tutt’altra cosa, come nella Provincia di Roma, dove la questione si trascina irrisolta da anni Prima delle elezioni, un cittadino elettore solitamente analizza il programma del candidato che chiede di essere votato, per coglierne – tra le numerose “fumosità” – quel programma di lavoro politico teso a facilitare la soluzione dei mille problemi che in genere assillano le famiglie, in particolare in questi ultimi tempi. Un’Amministrazione Pubblica, infatti, deve diventare punto di riferimento per un cittadino bisognoso di esigenze da soddisfare e di conseguenza essa deve saper mettere tutto il suo impegno e la concretezza nella risoluzione dei problemi della città, o della Provincia, come nel caso di cui vorrei parlare. Mi riferisco infatti al problema del trasporto scolastico per gli studenti disabili nella Provincia di Roma, questione che si trascina da anni, fin dalla Giunta Gasbarra [2003-2008, N.d.R.], ma che non ha mai trovato soluzione, forse perché il bacino di utenza è una minoranza, di quella che ha dovuto battagliare per ottenere quello che la Costituzione garantisce ad essa, ma che le Amministrazioni Pubbliche ignorano, facendo letteralmente “orecchie da mercante”. Al giorno d’oggi – dove spesso la politica si è trasformata in spettacolo – questo problema non sembra nemmeno sfiorare il presidente della Provincia di Roma Zingaretti e la sua Giunta, impegnati invece a fare installare nei locali delle scuole di istruzione secondaria superiore distributori automatici di anticoncezionali. Per carità, un’iniziativa senz’altro lodevole, ma soddisfare i bisogni delle famiglie di persone con disabilità, per vedere soddisfatti i loro diritti, dovrebbe essere un obiettivo primario.

Eh sì, perché il trasporto scolastico è un diritto sancito dalle leggi. Leggi il seguito di questo post »

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