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Gita scolastica? Paga la scuola

Pubblicato da Luigi Scarpis su 6 gennaio 2010

E’ la scuola a dover pagare la quota di viaggio dell’accompagnatore quando un alunno con disabilita’ partecipa ad una gita scolastica: in caso contrario commette una discriminazione che puo’ essere sanzionata dal giudice.

E’ quanto dichiara Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, riferendosi alla vicenda della ragazza colpita da atassia di Friedreich alla quale l’istituto ha chiesto di farsi carico dell’intera quota di viaggio dell’assistente di sostegno. La storia e’ raccontata in questi giorni sulla stampa nazionale: Noemi ha 14 anni e frequenta una scuola media di Roma che nel mese di marzo 2010 ha organizzato una gita di quattro giorni a Berlino. Costo per ogni studente: 300 euro. Ma alla madre di Noemi l’istituto ha chiesto di farsi carico anche della quota di viaggio, vitto e alloggio dell’assistente educativo culturale, una figura di supporto all’alunno con disabilita’ prevista dalla legge 104/92 (art.13): non e’ l’insegnante di sostegno (al quale e’ riservata l’attivita’ didattica) ma colui o colei che supporta lo studente disabile in tutto il resto della vita scolastica, facendosi carico delle difficolta’ pratiche e di quelle legate ai problemi di relazione. Per averlo in viaggio a Berlino insieme alla figlia, la madre della ragazza disabile dovrebbe pagare altri 400 euro, per un totale di 700 euro. Una somma considerevole per la madre, alla quale alla scuola ha fatto sapere di non poter partecipare: “Non abbiamo fondi”, le e’ stato ripetuto. La madre, pur denunciando alla stampa l’ingiustizia sociale e sottolineando le difficolta’ e l’isolamento dei genitori di studenti disabili, avrebbe intenzione di cedere, accollandosi la spesa “a costo del privarmi del necessario”. “Giuro – ha raccontato – che Noemi si sentira’ uguale ai suoi compagni di classe: da qui ad un anno mia figlia forse non potra’ piu’ camminare, questa gita a Berlino e’ per lei troppo importante”. In verita’, spiega Salvatore Nocera a Redattore Sociale, la legge prevede che sia proprio la scuola a farsi carico delle spese di viaggio degli accompagnatori degli studenti con disabilita’: “La ragazza – dice – deve ovviamente pagare la sua quota, ma nulla puo’ essere chiesto alla famiglia per la quota dell’assistente. La responsabilita’ e’ della scuola”. Il riferimento normativo e’ la legge 67/2006 sulla non discriminazione delle persone con disabilita’, che sancisce il principio di parita’ di trattamento e vieta le discriminazioni dirette (quando, per motivi connessi alla disabilita’, una persona e’ trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga) e indirette (quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilita’ in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone). Nei casi delle gite scolastiche, spiega Nocera, la regola e’ chiara: e’ la scuola a doversi far carico della quota, e se – come sempre accade – la scuola non puo’ per mancanza di fondi, si puo’ ricorrere a donatori esterni o ad uno sponsor, come una fondazione privata. Laddove questa strada non porti frutti, la soluzione e’ semplice: spalmare la quota dell’assistente di sostegno sulle quote di tutti gli alunni, compresa naturalmente quella dello studente con disabilita’. Nel caso specifico, insomma, i 400 euro di viaggio dell’assistente andrebbero divisi per il numero dei partecipanti: se ad esempio fossero in venti, ognuno vedrebbe incrementare la sua quota di 20 euro, e la quota singola di partecipazione al viaggio si attesterebbe per tutti a quota 320 euro. “Comunque – precisa Nocera – la scuola non puo’ pretendere il pagamento dell’intera quota dalla famiglia dello studente disabile e se lo facesse commetterebbe abuso di potere e sarebbe comunque passibile – secondo il dettato della legge 67/2006 – di essere condannata dal giudice al risarcimento del danno, anche non patrimoniale”. Fonte: Dire 23 / 12 / 2009

Una Risposta to “Gita scolastica? Paga la scuola”

  1. antonella detto

    Si può ritenere la stessa considerazione valida per un alunno disabile che frequenta il liceo quindi non più la scuola dell’obbligo?
    grazie

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