Dis.Abilitando

Rappresentanti genitori Consulta Handicap Asl 8 Asolo – Montebelluna

Archivio per maggio 2010

zero commenti….

Pubblicato da Luigi Scarpis su 29 maggio 2010

Il caso – Una delibera elenca tra le controindicazioni un QI inferiore a 70

Disabili mentali discriminati

«Niente trapianti in Veneto»

L’attacco di tre esperti su una rivista americana L’assessore Coletto: per loro solo più attenzioni

In sala operatoria Nel 2009 il Veneto ha eseguito 438 trapianti

NOTIZIE CORRELATE

L’espetto: «E’ solo un grande equivoco, mai rifiutato nessuno di loro»

VENEZIA—Proprio alla vigilia della «XII Giornata nazionale della donazione» di scena domani e dopo il «sì» del ministero della Salute ai donatori samaritani, il Veneto — che nel 2009 ha già visto aumentare dal 21,6% al 27,3% i rifiuti al prelievo di organi — si ritrova al centro di una bufera internazionale perchè accusato di discriminare i pazienti candidati al trapianto. L’attacco parte dai professori Nicola Panocchia e Maurizio Bossola, nefrologi del «Gemelli» di Roma, e da Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, che in un articolo pubblicato sull’ «American Journal of Transplantation » denunciano: «Le linee guida della Regione Veneto indicano il ritardo mentale come una controindicazione al trapianto e di fatto escludono pazienti con disabilità intellettiva da questa procedura salvavita». «Tali disposizioni—affermano i medici — non trovano nessuna giustificazione di tipo etico, clinico o giuridico. Che il ritardo mentale medio o grave sia una controindicazione al trapianto è una disposizione discriminatoria priva di logica e tanto più grave se perpetrata da un’istituzione pubblica. Non c’è nessuna prova scientifica che giustifichi l’esclusione dei disabili intellettivi». Specifica Bossola: «Tutte le Regioni adottano dei criteri per l’inserimento dei pazienti in lista d’attesa ma il criterio di esclusione è una malattia psichiatrica grave, che ridurrebbe la possibilità di adesione alle terapie antirigetto. Invece nelle linee guida del Veneto c’è un criterio di controindicazione assoluta all’inserimento di persone con ritardo mentale, stimato peraltro usando una misura grossolana, quella del quoziente intellettivo».

Tra gli esclusi, avverte il nefrologo, finirebbero bimbi Down o autistici. Il j’accuse si riferisce all’allegato A della delibera 851 del 31 marzo 2009, che recita: «L’esperienza clinica degli ultimi anni ha messo in luce la necessità di individuare le problematiche psichiche e sociali del paziente candidato al trapianto d’organi, al fine di prevenire o arginare eventuali complicanze psichiche post-trapianto». Seguono due elenchi. Il primo nelle «controindicazioni assolute» indica anche il «ritardo mentale con QI inferiore a 50»; il secondo nelle «controindicazioni relative» (richiedono «attenta valutazione psichica del paziente e del sistema sociofamiliare in cui è inserito») include il «ritardo mentale con QI inferiore a 70». Il tutto, agli occhi dei critici, aggravato dalla seguente frase inserita in delibera: «La possibilità di usufruire del trapianto trova ancora una limitazione nella scarsità di organi disponibili. Ciò rende assolutamente necessario prestare particolare attenzione alla selezione dei pazienti». Apriti cielo. «Le discriminazioni in base a criteri psichici sono ingiuste come quelle basate su sesso, età, etnia e vanno eliminate», tuona Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica.

Immediata la reazione dell’assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto: «Abbiamo il dovere di porci tutti i problemi che possano portare al fallimento di un trapianto, anche perchè nessuno al mondo dispone di tanti organi quanti sono i richiedenti. Nel caso di soggetti con ritardo mentale il Veneto si rifà alla letteratura scientifica internazionale, che definisce quelli con QI inferiore a 70 pazienti non da escludere ma ai quali porre particolare attenzione, perché presentano controindicazioni da valutare attentamente. Si tratta di capire se siano in grado di seguire le complicate terapie post-intervento — prosegue Coletto — se abbiano una famiglia che li assista, se i comportamenti legati alla loro condizione possano nuocere al buon esito del trapianto nel tempo. Porterò il tema al Coordinamento degli assessori alla Sanità delle Regioni, per giungere ad una condivisione ». Un salvagente lo lancia intanto Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale Trapianti: «Posso garantire che nel Veneto, regione capofila, a nessun paziente con ritardo mentale è stato mai negato l’intervento. Anche i disabili, mentali o fisici, hanno pari diritto al trapianto se possono beneficiare dell’organo donato sia in termini di attesa di vita sia perchè in grado, in autonomia o con adeguata assistenza, di fruirne al meglio. Le linee guida venete, documento corretto e dettagliato, citano studi internazionali per dire che il problema esiste, ma le tabelle riportate non hanno valore operativo di screening dei candidati al trapianto».

Michela Nicolussi Moro

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Quella Sentenza dovrà essere applicata da tutti i TAR

Pubblicato da Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

Superando.it del 22-03-2010

Quella Sentenza dovrà essere applicata da tutti i TAR

Si tratta della Sentenza n. 80 del 26 febbraio scorso, pronunciata dalla Corte Costituzionale, di cui ci eravamo già ampiamente occupati, ritenendola un vero e proprio punto fermo sul rispetto del diritto all’istruzione delle persone con disabilità. Il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, essa varrà come legge e dovrà essere applicata da tutti i Tribunali Amministrativi Regionali, compreso quello della Basilicata, del quale nei giorni scorsi due genitori avevano segnalato in Superando un provvedimento contrario al ripristino delle ore di sostegno assegnate

Qualche giorno fa, raccontando la loro vicenda di genitori di un’alunna con disabilità che si erano visti bocciare dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Basilicata il loro ricorso contro un drastico taglio delle ore di sostegno, Aurora e Tommaso Bellanova avevano scritto nel nostro sito: «Nel mese di gennaio scorso, il TAR della Basilicata si è pronunciato sul nostro ricorso, rigettando la richiesta di ripristino delle ore perse. Le nostre motivazioni sono state liquidate con poche righe nelle quali – con assoluta sufficienza – si specifica che le attuali ore di sostegno garantiscono l’assistenza di un insegnante alla bambina. Il 1° febbraio successivo, poi, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello di una famiglia lucana su un ricorso simile al nostro che il TAR della Basilicata aveva rigettato. Inoltre, la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 80, depositata il 26 febbraio scorso, ha dichiarato illegittimi i commi 413 e 414 dell’articolo 2 della citata Legge 244/07, ripristinando di fatto lo stato precedente alla Finanziaria per il 2008» (il testo integrale è disponibile cliccando qui, N.d.R.].
Sulla questione riceviamo oggi, e ben volentieri pubblichiamo, la seguente nota di Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ribadisce un concetto già espresso su queste pagine, ovvero che una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’importante Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale varrà come legge e dovrà essere applicata da tutti i Tribunali Amministrativi Regionali.
Rispetto a quella stessa Sentenza – che riteniamo abbia realmente segnato un punto fermo sul rispetto del diritto all’istruzione delle persone con disabilità – suggeriamo la lettura degli approfondimenti da noi recentemente pubblicati, a cura di Francesco Marcellino e dello stesso Salvatore Nocera (li si legga cliccando qui e qui).

A proposito del caso della Basilicata, denunciato in Superando da Aurora e Tommaso Bellanova, mi permetto interferire come segue.
Dal momento che i genitori hanno saputo che in un caso analogo il Consiglio di Stato aveva sospeso l’Ordinanza del TAR della Basilicata che negava le ore aggiuntive di sostegno, ritengo che essi avrebbero dovuto interporre appello in Consiglio di Stato, sicuri, a quel punto, di ottenere una risposta positiva. Ora, però, i termini per quell’appello sono scaduti.
Quanto poi alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010, essa non è stata ancora pubblicata e solo dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale varrà come legge e dovrà quindi essere applicata da tutti i TAR, compreso quello della Basilicata.
Appena ciò avverrà – ovvero la pubblicazione della citata Sentenza in Gazzetta Ufficiale – i genitori potranno ripresentare l’istanza sospensiva e, con motivo aggiunto, chiedere anche il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Salvatore Nocera
Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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A Santa Bona un villaggio per disabili

Pubblicato da Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

A Santa Bona un villaggio per disabili
31 marzo 2010

TREVISO – Un villaggio unico nel suo genere, basato sul principio del «social housing» e dedicato interamente alla disabilità. Nascerà a Santa Bona, precisamente in via Fossaggera, e sarà completato entro l’estate. A gestirlo la Cooperativa Solidarietà che da oggi ha ottenuto anche la partnership del comune di Treviso con la quale tenterà di scalare la vetta dei concorsi europei alla ricerca di fondi e finanziamenti per le infrastrutture. Il progetto architettonico ripercorre finalità e concetti delle «unità abitative» di Le Corbusier, ovvero luoghi dove gli abitanti vivano bene e abbiano a disposizione tutte le strutture e infrastrutture necessarie, soprattutto in caso di utenze deboli come i disabili. Il villaggio sarà composto da due edifici: il primo (realizzato nel 2007) ospita già due comunità alloggio per una ventina di persone disabili, mentre il secondo (in fase di ultimazione) comprenderà quattro alloggi per «famiglie accoglienti», più due mini-appartamenti per nuclei familiari o singoli in particolari particolari difficoltà temporanee. A questo andranno ad aggiungersi una foresteria, un centro studi e un auditorium da 130 posti. Il tutto a gravitare attorno una piazza di circa 800 metri quadrati.
«E’ un progetto ambizioso – dice l’assessore alle politiche sociali Mauro Michielon – forse il primo in Italia nel suo genere e per ciò meritevole di aiuto e attenzione». Alla base del progetto della cooperativa guidata da Mario Cendron c’è la voglia di dare alle famiglie e alle persone con disabilità la possibilità di «vivere una vita ordinaria – spiegano dalla coop – una condizione di normalità garantita dalla quotidianità dei legami familiari e il buon vicinato». Non un ghetto, ma un ambiente osmotico, sicuro ma non chiuso. La famiglia viene vista anche come messo per superare «la settorializzazione del disagio. E l’unico soggetto – segue Mario Cendron nella sua relazione – capace di personalizzare i singoli rapporti e fornire una relazione, importante per l’identificazione, la crescita e lo sviluppo del minore, dell’adolescente e della persona in genere. E’ forza dirompente nel sociale». (f.d.w.)

la tribuna di Treviso — 30 marzo 2010

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Perché ritornano le scuole speciali

Pubblicato da Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

Il Corriere della Sera del 18-04-2010

Perché ritornano le scuole specialiL’integrazione scolastica degli alunni con disabilità scricchiola?

di Franco Bomprezzi

I genitori cominciano a pensare che sia meglio una scuola specializzata piuttosto che l’inserimento solo sulla carta, senza servizi adeguati, nelle scuole normali? Il campanello d’allarme sta suonando da qualche tempo, e una serie di interventi nel forum «Ditelo a noi», nel canale Disabilità di corriere.it, ha rivelato come, sia pure a malincuore, alcuni genitori — stanchi di combattere contro i mulini a vento, in una scuola pubblica spesso in crisi di identità, di personale e di strutture — cerchino per i propri figli con disabilità grave una soluzione di ripiego, che si presenta però sotto forma accattivante di specializzazione, competenza, presa in carico personalizzata.

Le cosiddette «scuole speciali», che non sono più previste dalla nostra legislazione, stanno dunque riaffacciandosi: non sono mai del tutto scomparse, e vivono in quest’ultimo periodo una nuova e imprevista popolarità. Un fenomeno non particolarmente esteso dal punto di vista numerico, si parla di qualche migliaia di alunni, ma quanto basta a mettere in discussione uno dei pilastri della legislazione scolastica italiana, una legge che risale al 4 agosto 1977, la n. 517, che per la prima volta sanciva “«orme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati». Sono trascorsi 33 anni, e l’Italia è divenuta un modello di integrazione apprezzato in tutto il mondo. Un modello che ha profondamente modificato la scuola nel suo complesso, migliorando fortemente la socializzazione dei ragazzi disabili, e, di converso, l’accettazione delle diversità (i compagni di classe diventano quasi sempre amici degli studenti con disabilità). Anche l’insegnamento ne ha tratto giovamento, per riconoscimento ampio e non contestabile.

Una scuola a misura di handicap è una scuola migliore, capace di ascoltare, di mettersi in discussione, di valorizzare le capacità dei migliori senza perdere di vista le difficoltà di apprendimento di chi è più fragile. Ma la stanchezza di questo modello è evidente, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce il diritto a una integrazione in classi non sovraffollate. Ma non è giusto che la responsabilità della scelta ricada solo sui genitori, nel silenzio delle istituzioni scolastiche, nel vuoto di un dibattito culturale, che sembra inaridito. Un’ultima notazione, personale: sono nato con una grave disabilità fisica, e senza l’inserimento nella scuola pubblica, in tempi nei quali ancora le leggi non esistevano, la mia vita avrebbe preso tutt’altra direzione e non sarei riuscito a raggiungere nessuno degli obiettivi «normali» che invece non mi sono mai stati preclusi. Mi dispiacerebbe vedere l’Italia tornare indietro. Non è giusto.

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Assistenza ai disabili, sì bipartisan della Camera alla legge pro-familiari

Pubblicato da Luigi Scarpis su 20 maggio 2010

http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/Il_punto/info-1759885992.html

Approvata quasi all’unanimità la proposta di legge bipartisan che contiene norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili. Trovata la copertura finanziaria che aveva rallentato l’iter: si interverrà aumentando le imposte sulla produzione e consumi sugli alcolici intermedi e l’alcol etilico, ma una parte dei soldi arriverà anche dalla riduzione dei “Fondi di riserva e speciali” del ministero dell’Economia. Il testo passa ora al Senato

ROMA – L’aula della Camera, dopo una giornata di ‘stop and go’ dovuti alla mancanza di copertura finanziaria, ha approvato la proposta di legge bipartisan che contiene norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili. L’approvazione è avvenuta praticamente all’unanimità (465 i sì) con una sola astensione. Il testo passa ora al Senato. L’intesa sulla copertura riguarda un aumento dell’accisa sugli alcolici e sui superalcolici. Inizialmente, la copertura era stata individuata dalla commissione Lavoro con un aumento dell’aliquota contributiva per alcune categorie di lavoratori già in pensione o con una pluralità di attività lavorative. La proposta è stata bocciata dalla commissione Bilancio, e dopo varie riunioni, che hanno portato anche a rinvii nella ripresa dei lavori dell’aula, l’accordo è stato raggiunto. Una parte dei soldi arriverà però anche da una riduzione dei ‘Fondi di riserva e speciali’ del ministero dell’Economia. Quanto agli alcolici, l’aumento delle imposte sulla produzione e consumi riguarderà “i prodotti alcolici intermedi e l’alcol etilico”.

“Oggi la Camera ha scritto una bella pagina nella storia dei suoi lavori”. Lo dice Beatrice Lorenzin, deputata del Pdl. “Dopo una faticosa giornata e un lungo iter parlamentare – aggiunge – su un’idea nata 15 anni fa, si è dato il via libera, con voto bipartisan, alla proposta di legge di tutela dei diritti di quei lavoratori che vivono quotidianamente al fianco di familiari gravemente disabili. Per loro si è data finalmente la possibilità di accedere al prepensionamento. Oggi la capacità di cura della famiglia, in particolare delle donne, è stata riconosciuta a tutti gli effetti”. Il provvedimento prevede la possibilità di prepensionamento per i familiari di un disabile grave, ma non ricomprende le categorie di insegnanti e dipendenti degli Enti locali. È stato approvato un ordine del giorno ‘bipartisan’, a prima firma Moffa (Pdl), che impegna il governo a includere anche queste categorie di lavoratori. Nell’ordine del giorno ‘bipartisan’ al ddl in favore dei familiari che assistono disabili al 100 per cento, si chiede, oltre all’inclusione di insegnanti e dipendenti degli enti locali nei prepensionamenti, anche di inserire un automatismo, che ora manca, nell’accoglimento delle domande da parte della pubblica amministrazione.

Quanto alla platea dei beneficiari, ora avranno diritto ai prepensionamenti anche i lavoratori privati che potranno uscire dal lavoro con 5 anni di anticipo. Per i dipendenti pubblici la norma viene modificata consentendo di andare in pensione prima con il 70 per cento dello stipendio anziché il 50 (come previsto dalle norme attuali). Il provvedimento, approvato dall’aula della Camera, riferendosi solo ai familiari di disabili, esclude in pratica i conviventi. Il governo ha però accettato di accogliere come raccomandazione un ordine del giorno del Pd, a prima firma della radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, che impegna l’esecutivo “ad adottare idonei provvedimenti volti all’estensione, nel campo dell’assistenza ai disabili non autosufficienti, dei benefici lavorativi/previdenziali già previsti per i familiari, anche a persone non legate da vincoli di parentela con il disabile assistito, anche sulla base di parametri connessi con la qualità dell’assistenza prestata”.

(20 maggio 2010)

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Disabili: compartecipazione al pagamento delle rette

Pubblicato da Luigi Scarpis su 17 maggio 2010

Con ordinanza 19 novembre 2009, n. 1040 il TAR Veneto, in accoglimento di un ricorso promosso da alcuni disabili, ha sospeso la deliberazione con la quale la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 6 di Vicenza aveva disposto che i disabili accolti in strutture residenziali dovessero contribuire al pagamento della retta con il 100% delle loro disponibilità economiche personali (che nella maggior parte dei casi corrispondono alla pensione di invalidità)

In particolare, il TAR ha rilevato che Leggi il seguito di questo post »

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L’alunna disabile? «Stia in palestra». Condannato ex preside del Manzoni

Pubblicato da Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Storie di stra-ordinaria inciviltà…

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Corriere del Mezzogiorno del 20-04-2010

L’alunna disabile? «Stia in palestra». Condannato ex preside del Manzoni

CASERTA «Una brutta vicenda». L’ha definita così il pubblico ministero Silvio Marco Guarriello, ed è quella che si è consumata tra il 2005 ed il 2006 nell’istituto psicopedagogico «Alessandro Manzoni» di Caserta. Una vicenda che ha portato il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Mazzarro, giudici a latere De Chiara e Cerreto) a condannare il dirigente scolastico Biagio De Lucia accusato di abuso di ufficio e violenza privata ad un anno e due mesi di reclusione e tre anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno a favore delle parti civili costituite, ovvero i genitori della ragazza Leonardo Ancona e Rosa Pellegrino, assistiti dagli avvocati Francesco Fabozzi e Tatiana Di Martino.
I fatti risalgono al 2005 quando i genitori di Carolina, ragazza diciottenne con disabilità totale, iscrivono la loro figlia presso il liceo psicopedagogico «Alessandro Manzoni» di Caserta, scontrandosi però con l’atteggiamento del dirigente scolastico che «non favoriva» ed anzi «ostacolava l’inserimento e l’accoglimento dell’alunna». In pratica il dirigente scolastico iscrivendo Carolina direttamente ad una quinta classe, consentendole la frequenza per tre giorni alla settimana e solo ed esclusivamente in palestra secondo l’accusa «intenzionalmente le arrecava un danno ingiusto consistito nel non consentirle una integrazione scolastica al pari di tutti gli altri alunni». Peraltro in almeno una circostanza «impediva a Carolina, con violenza consistita nello spintonare lei ed il padre, di accedere presso la propria classe e di frequentare regolarmente le lezioni».

Accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dopo la querela sporta dai genitori ed inoltrata dall’avvocato Francesco Fabozzi e sostenute dalla dottoressa Maria Grazia Guarino ed Alessandra Monda, rispettivamente responsabile dell’area del sostegno del provveditorato di Caserta ed ispettrice del Ministero della Istruzione, quest’ultima incaricata di verificare quanto stesse avvenendo al Manzoni. Accuse contenute in due dossier, confermate nelle udienze dibattimentali e ritenute fondate tanto da portare la ispettrice ministeriale Alessandra Monda a «suggerire al dirigente regionale di considerare la questione della conferma dell’incarico dirigenziale o comunque di considerare anche l’eventualità dello spostamento in altra sede» del preside De Lucia. L’avvocato di pare civile ha sostenuto l’intenzionalità del comportamento al limite del persecutorio dell’imputato che ha trovato riscontro nel dispositivo di condanna. «Anche se la condanna sarà oggetto di appello ha affermato l’avvocato Fabozzi è volontà della famiglia Ancona devolvere il risarcimento ad associazioni umanitarie ma anche notificare la sentenza al Ministero degli Esteri in quanto, nonostante questa vicenda, il professor Biagio De Lucia è consulente in materia di istruzione, cultura e politiche sociali di quel dicastero, così come egli stesso ha ammesso all’udienza del 30 marzo, quando si è proceduto all’esame dell’imputato».

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Progetto pilota unico in Italia

Pubblicato da Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Il Popolo del 26-04-2010

Una Casa al Sole per l’autonomia abitativa

Progetto pilota unico in Italia

PORDENONE – Da sette anni è attivo a Pordenone un progetto pilota, il primo e unico in Italia nella sua peculiare impostazione, che si propone di realizzare percorsi di autonomia abitativa per giovani-adulti con disabilità intellettiva. L’associazione Down del Fvg, uno dei principali promotori dell’iniziativa, investe molte risorse in questo progetto assolutamente nuovo, che oggi richiama l’attenzione di istituzioni e associazioni italiane e straniere: ritiene infatti che rappresenti la modalità più efficace per togliere i disabili dal puro assistenzialismo rendendoli soggetti attivi nella società. Con molteplici vantaggi: i disabili possono esprimere al meglio se stessi e godere di una migliore qualità di vita; si apre un orizzonte nuovo per le famiglie che pensano con maggiore serenità al “dopo di noi”; la promozione dell’autonomia di queste persone riduce al minimo la protezione sociale, a vantaggio della spesa pubblica.
ll Progetto di autonomia abitativa, denominato “La Casa al Sole”, frutto della collaborazione tra l’ Ass6 e l’ l’Associazione Down e affidato agli educatori della Coop. Sociale Lilliput, ha assunto concretezza nel 2002 con la realizzazione della prima esperienza, cui sono seguite nel 2003 l’attivazione della prima casa satellite e nel 2009 di altre due, consentendo così a 8 persone con disabilità intellettiva di vivere oggi in autonomia, pienamente integrate nel contesto sociale.
Altri quattro ragazzi all’inizio del 2009 hanno scelto di iniziare questo percorso che li porterà ad abitare in autonomia.
Abbiamo stralciato qualche passaggio dalle considerazioni del dott. Daniele Ferraresso, responsabile delle attività educative della Coop. Lilliput.
Il Progetto prevede due fasi: la prima destinata all’acquisizione di competenze del quotidiano, quali la gestione della casa, della cucina, degli effetti personali, della spesa, della contabilità personale…come pure all’assunzione di uno specifico ruolo; la seconda segnata dal passaggio alla casa satellite, che costituisce l’abitazione in autonomia. Quest’ultima rappresenta un’esperienza definitiva, con la presenza dell’educatore per poche ore settimanali e con un ritorno in famiglia, come accade per tutti, soltanto per le normali visite. La prima fase segna il distacco dai familiari ed un’acquisizione graduale delle nuove abitudini di vita. In particolare serve ai ragazzi per imparare a pensare, a decidere, ad agire in prima persona e ai familiari per assumere una mentalità nuova che vada oltre l’iperprotezione e riconosca per il figlio la validità e la necessità di abitudini quotidiane diversificate.
Un percorso in cui è fondamentale favorire la crescita nella direzione di una condizione adulta, l’assunzione di un ruolo vero e utile che trovi conferme: perchè anche un disabile, come ogni altra persona, può diventare quello che il proprio ruolo gli prescrive, purchè gli venga riconosciuto.
Liberato finalmente dalla condizione di eterno bambino da curare, anche lui può dare, a propria misura, un contributo alla società, esprimendo a volte risorse impensabili.

L’esperienza di quattro ragazzi

Come abbiamo potuto constatare incontrando nella prima Casa al Sole-satellite quattro ragazzi down: Francesca, Elena, Alessandro e Spartaco.
Da sei anni gestiscono in autonomia (con poche ore di assistenza da parte dell’educatore), felicissimi di organizzare in libertà la propria vita, l’appartamento comune. Tutti e quattro lavorano e a turno si prendono cura della casa e di tutte le normali incombenze della vita di una famiglia: pulizia degli ambienti, spesa, preparazione dei pasti, cura degli indumenti. Frequentano la palestra, escono insieme per manifestazioni cittadine, vivono pienamente, senza accompagnatori, le loro vacanze al mare: sono ottimamente inseriti nel contesto sociale e, per la loro affabilità e cortesia. godono della simpatia delle persone che incontrano.
All’ospite che ha desiderato conoscerli preparano con ogni premura e con disinvolta abilità una squisita tazza di tè. Riescono ad andare d’accordo, dovendo condividere tante attività e tante decisioni di ogni giorno? “Come succede in tutte le famiglie, anche a noi capita di litigare e, qualche volta, di fare anche il broncio. Ma poi riusciamo sempre a fare la pace”- rispondono pressochè in coro. E raccontano sorridendo di piccoli contrasti che non hanno intaccato la loro amicizia e della loro singolare esperienza in cui diventa realtà il “tutti per uno e uno per tutti”.

Flavia Sacilotto

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Consiglio di Stato e sostegno…e schizofrenia….

Pubblicato da Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

bah…..schizofrenia di Stato…uno fa, uno disfa, uno rifà e uno ridisfa…e in mezzo alle ganasce sempre i soliti….

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Virgilio Notizie del 26-04-2010

Scuola/ Disabile ha diritto a sostegno ma non per tutto l’orario

Consiglio Stato: Mancanza fondi può giustificare riduzione ore

ROMA – Gli alunni disabili hanno sempre diritto all’insegnante di sostegno ma non per tutto l’orario scolastico. Infatti, la mancanza di fondi può giustificare una riduzione delle ore anche in caso di gravi portatori di handicap.
Lo ha stabilito, con una sentenza che farà discutere, il Consiglio di stato che, con la decisione 2231 del 21 aprile 2010, ha accolto solo in parte il ricorso dei genitori di un minore affetto da grave ritardo, per il quale era necessario un sostegno a tempo pieno. Il giudice ha infatti deciso che, pur essendo troppo poche le 16 ore settimanali stabilite inizialmente per il ragazzo, e pur potendo l’istituto agire in deroga alla legge 244/2007 (che stabilisce la presenza dell’insegnante di sostegno in proporzione al numero totale di alunni nell’edificio scolastico e non alla gravità dell’handicap del singolo allievo, ndr.), l’orario di supporto dovrà essere ripamarametrato, ma tenendo conto della mancanza di fondi, per cui, a nessun ragazzo della scuola, a prescindere dalla gravità del proprio disagio mentale, potrà essere garantito il sostegno per l’intera frequenza.

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Il Tar boccia la scuola «Curtatone»

Pubblicato da Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Per gli studenti con disabilità l’odissea continua: lo Stato contro lo Stato per difendere i loro diritti….ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere…

——————————————————————————————————————————–La Nazione del 30-04-2010

Sostegno ridotto a bimba autistica. Il Tar boccia la scuola «Curtatone»
PONTEDERA – Il Tar dà ragione ai genitori: la scuola può assumere personale in deroga ai limiti stabiliti dalla legge, perché quella norma è stata dichiarata incostituzionale, e garantire così il sostegno agli alunni portatori di handicap. Il ricorso in questione era stato presentato da una coppia di Pontedera, genitori di un’alunna iscritta all’istituto comprensivo Curtatone e Montanara. I genitori, difesi dall’avvocato Michela Trivellato, avevano impugnato il provvedimento della scuola, difesa dall’Avvocatura dello Stato, con il quale era stato ridotto l’orario di sostegno a 15 ore per l’anno scolastico 2009/2010. Secondo loro la bambina ha diritto all’insegnante di sostegno per tutta la durata della sua permanenza in classe e comunque per più di 15 ore: a tal proposito hanno chiesto non solo l’annullamento del provvedimento di riduzione dell’orario, ma anche un risarcimento. La Prima sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento, ma senza riconoscere il risarcimento del danno. Secondo i giudici di Firenze, l’amministrazione aveva applicato correttamente l’articolo della Finanziaria 2008 che disponeva dei tagli e quindi incideva sul monte ore complessivo del sostegno a disposizione degli alunni. Lo scorso febbraio, però, la norma in questione è stata dichiarata incostituzionale permettendo agli istituti di assumere in deroga ai limiti in caso di sostegno per i portatori di grave disabilità. Dai giudici stoccate anche all’Avvocatura: nella sentenza si legge che «va sconfessato» quanto da essa sostenuto, e va invece riconosciuto che il sostegno migliora la funzionalità educativa dell’intera classe e che l’attività dell’insegnante di sostegno non può «essere minimamente compensata dalle figure ausiliarie che eventualmente affiancano l’alunno e che sono destinate a limitate funzioni di assistenza come l’accompagnamento alla toilette, senza poter garantire alcun ausilio didattico paragonabile». L’amministrazione dovrà dunque procedere a una nuova assegnazione delle ore di sostegno in base alle esigenze del minore o giustificare il mancato ricorso alla possibilità di deroga.

Luca Boldrini

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