Dis.Abilitando

Rappresentanti genitori Consulta Handicap Asl 8 Asolo – Montebelluna

Compartecipazione alla spesa nelle comunità alloggio

Posted by Luigi Scarpis su 23 ottobre 2011

Il gruppo di lavoro delle associazioni del territorio di Asolo e Montebelluna, insieme alla consulta per l’handicap, hanno organizzato un incontro pubblico tra famiglie e istituzioni per discutere della questione della compartecipazione alla spesa nelle comunità alloggio.

Qui il volantino della serata:
http://www.emergenzautismo.org/content/view/972/2/
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http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/10/21/news/rette-dei-disabili-politici-sotto-accusa-1.1610991

MONTEBELLUNA

E’ cominciata tra le contestazione nei confronti dell’assessore regionale Remo Sernagiotto ed è terminata con il direttore generale dell’Usl 8 che invocava per la politica «un uomo solo che comanda». L’incontro promosso dalle associazioni di volontariato che si occupano di disabilità, svoltosi l’altra sera nell’auditorium della biblioteca comunale, doveva chiarire per quale ragione i disabili gravi siano tenuti a pagare la retta di ricovero calcolata secondo il reddito complessivo familiare. E non, come sostengono fior di sentenze, in base al solo reddito individuale. La discussione si è però subito incendiata, tra una marcata contestazione verso i politici.

L’avvocato Salvatore Nocera ha spiegato la normativa che, pur tra qualche contraddizione, sostiene che le rette vanno modulate secondo il reddito individuale del disabile e non secondo il reddito familiare.

Gli amministratori – l’assessore regionale Remo Sernagiotto, il direttore generale dell’Usl 8 Renato Mason, il vicesindaco di Montebelluna Elzo Severin – hanno sostenuto che purtroppo nelle casse pubbliche non c’è più una lira. A descrivere il quadro il direttore dei servizi sociali Gianluigi Bianchin: nell’Usl 8 vi sono 410 disabili, 90 dei quali gravissimi ricoverati in struttura. Diciotto i Ceod attivi. I Comuni versano 21 euro per abitante all’Usl, circa 5,2 milioni di euro. Il costo di ricovero dei 90 disabili gravi, che pesa in gran parte sulle famiglie, è di 250 mila euro. «Parliamo di un euro per abitante» hanno protestano le associazioni. Ma il direttore generale dell’Usl ha chiarito: «I Comuni non sono in grado di pagare di più e ogni tentativo in questo senso è andato a vuoto. Bisogna cercare di razionalizzare le spese e io credo che vi sia molto spazio per questo». Un ragionamento più ampio ha provato a fare l’assessore regionale Sernagiotto:«Abbiamo 70 mila veneti non autosufficienti, tra vent’anni saranno 300 mila. Bisogna re-introdurre la compartecipazione della spesa dei servizi sociali». Una proposta che ha fatto infuriare i genitori dei disabili, soprattutto di quelli ospitati nei Ceod attualmente gratuiti per le famiglie:«Adesso ci faranno pagare le strutture» hanno protestato. Alla fine, l’impegno a convocare davanti ai sindaci la Consulta delle associazioni e tentare di convincere i sindaci a venire incontro, con un contributo straordinario, alle famiglie che hanno in carico disabili gravi.

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Piani di zona: questione di scelte

Posted by Luigi Scarpis su 16 ottobre 2010

Questa la lettera inviata ai sindaci del territorio, per sensibilizzarli su alcune tematiche importanti che riguardano la vita dei nostri ragazzi e delle nostre famiglie:

Piani di Zona 2011-2015 – lettera ai Sindaci

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Piani di Zona 2011 – 2015

Posted by Luigi Scarpis su 16 ottobre 2010

Piani di Zona 2011-2015

dal sito dell’Associazione Farcela

Il piano di zona rappresenta lo strumento mediante il quale la Regione Veneto intende continuare a sostenere la programmazione dei servizi sociali e sociosanitari nei diversi ambiti regionali, identificati nei territori coincidenti con quelli delle Aziende Ulss e delle loro articolazioni distrettuali.

Attraverso il piano di zona, si perseguono le seguenti finalità:
• promuovere una programmazione sociale integrata in grado di coniugare le strategie di protezione con quelle di promozione del benessere dei cittadini;
• favorire l’equità territoriale, sostenendo l’equilibrio nell’offerta dei servizi e promuovendo regolamenti e comportamenti uniformi all’interno del territorio;
• favorire lo sviluppo di un sistema di offerta in grado di cogliere l’evoluzione dei bisogni della popolazione;
• favorire la piena integrazione tra i soggetti pubblici e i soggetti del privato sociale interessati alla costruzione del sistema integrato di interventi e servizi sociali;
• sostenere e facilitare il governo dell’integrazione sociosanitaria.

Attraverso il piano di zona si programmano la distribuzione e l’allocazione delle risorse, coerentemente con i vincoli stabiliti su base regionale, nonché tutti gli interventi sociali e sociosanitari del territorio, includendo sia gli interventi consolidati, sia le azioni di potenziamento e di innovazione promosse. A tale scopo, devono essere inclusi nel piano di zona tutti gli interventi sociali e socio-sanitari, pubblici e privati, siano essi riferiti al territorio comunale, sovracomunale, distrettuale o all’intero ambito territoriale di riferimento dell’Azienda Ulss.

Le esperienze realizzate negli ultimi anni suggeriscono inoltre di porre particolare attenzione all’insieme delle politiche che intervengono nel migliorare la qualità della vita sociale dei cittadini, poiché spesso sostengono investimenti che integrano le risposte assistenziali, di contrasto al disagio e all’esclusione, nonché di promozione della salute. Il piano di zona infatti rappresenta lo strumento attraverso il quale possono essere definiti progetti di collegamento tra la programmazione sociale e socio-sanitaria e le altre politiche di supporto alla persona ed alla comunità; tale possibilità deve tuttavia conciliarsi con la effettiva capacità del territorio di governare in modo concertato le azioni delle diverse politiche di intervento (ad esempio le politiche abitative, del lavoro, dell’istruzione e dell’educazione, ..) prevedendo
esplicita integrazione tra i soggetti competenti per le altre politiche, nonché tra le risorse e gli strumenti programmatori ad esse relativi.

L’associazione FARCELA è parte attiva nella pianificazione concertata assieme alla ASL n.8.

Al tavolo della “disabilità” per i Piani di Zona 2011-2015 sono infatti presenti Luigi Scarpis e Lino Olivotto che lavorano in equipe con la Consulta per l’handicap della ASL 8 e in collegamento con le associazioni di volontariato che in questa area si occupano di disabilità grazie al Coordinamento del Volontariato della castellana e al Coordinamento del Volontariato di Treviso

Approfondisci la tua conoscenza sui Piani di Zona

Da il tuo contributo donandoci un pò del tuo tempo. Contattaci, direttivo@farcela.org

Questo il documento redatto dal gruppo di lavoro:  PdZ 2011 – proposte delle famiglie e loro associazioni

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Disabili e rette nelle residenze assistenziali

Posted by Luigi Scarpis su 16 giugno 2009

VOLANTINO ASSEMBLEA GENITORI A MONTEBELLUNA

Lettera aperta  ai Sindaci

Famiglie colpite una, due, tre volte…

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La nascita di una persona con disabilità mette alla dura prova la famiglia, quel soggetto che è alla base del nostro modello di società, riferimento fondamentale dell’attività di ogni orientamento politico, della Chiesa, della società stessa.

Eppure, quando nasce una persona con disabilità la famiglia molto spesso si trova isolata, sola ad affrontare enormi difficoltà che mettono in crisi la sua stessa identità: il dramma iniziale che distrugge ogni sogno, ogni aspettativa, ogni progetto di vita; il percorso riabilitativo peregrinando da uno specialista all’altro; la perdita degli amici che spesso spariscono; la vita sociale annullata; la scuola impreparata ad accoglierli; le difficoltà dell’inserimento sociale.

Il dramma più grande: il dopo di noi. Una lotta quotidiana, non per vivere, ma per sopravvivere. Una lotta per far rispettare ogni più piccolo diritto. Diritti che servono per dare a queste persone e alle loro famiglie una vita decorosa. Nessuna ambizione, nessun traguardo particolare da raggiungere, solamente una vita almeno degna di vivere. Le nostre famiglie, le famiglie del nostro territorio, del mitico Nord Est, quelle della porta accanto, soprattutto quelle più anziane, più fragili, devono affrontare l’ultimo dramma.

Quando non ce la fanno più e si trovano senza energie, spossate dalla fatica quotidiana che richiede un figlio con disabilità, sono costrette, con lo strazio nel cuore, a lasciare i propri figli nei centri residenziali. E si trovano ad affrontare l’ennesimo dramma, l’ennesima beffa, il solito diritto violato.

Esiste una legge dello Stato, la 328/2000, che, nello spirito di solidarietà che contraddistingue una società che si vorrebbe definire “civile”, stabilisce che l’accoglienza nelle residenze assistite sia a carico della collettività come per l’istruzione, per la sanità, per la previdenza ecc. In questo caso è prevista la compartecipazione alla spesa in base al reddito del solo soggetto disabile.

Una legge applicata in Italia, o meglio, disapplicata, a seconda della sensibilità del soggetto politico del luogo. Ogni Comune impone arbitrariamente le proprie norme sapendo di avere di fronte soggetti deboli. Anche il nostro territorio purtroppo non sfugge alla regola: dipende dalla fortuna di dove si vive.

Comuni che a fronte di ricoveri di soggetti disabili nei centri residenziali, calcolano la quota di retta a carico dell’utente non solo sulla base del suo reddito personale come prevede la normativa, ma anche sul reddito dei suoi familiari a cui viene richiesto la compartecipazione alla spesa. Una prassi che mette in ginocchio famiglie intere decurtando pesantemente i loro bilanci famigliari.

Famiglie che, impossibilitate ad affrontare questa spesa, sono costrette a rinchiudersi in casa con i propri figli e a scomparire dalla società.

Fino al prossimo fatto di cronaca.

Le famiglie vessate, oltre che dalla vita, anche dalle istituzioni, si stanno mobilitando in tutta Italia e affidano ai Tribunali Amministrativi i loro diritti (Tar Sicilia; Tar Lombardia; Tar Toscana; Tribunale di Lucca; Giudice di Pace di Bologna; fino al Consiglio di Stato contro il Comune di Firenze). Obbligate a ricorrere ai giudici per il semplice rispetto di una norma di legge. Nella totalità dei ricorsi i giudici non hanno esitato a ripristinare l’applicazione corretta delle norme.

Certamente ora le Amministrazioni soccombenti potranno accanirsi contro queste famiglie, infierire contro i disabili. Ne risponderanno sicuramente alla loro coscienza.

Anche le famiglie e le associazioni del nostro territorio si sono attivate per chiedere il rispetto dei diritti dei loro cari.

CHIEDIAMO 

Alla Conferenza dei Sindaci, l’apertura di un tavolo di lavoro con i rappresentanti dei genitori presenti nella Consulta per l’Handicap, per affrontare immediatamente questo problema e trovare insieme alle famiglie delle soluzioni condivise in base alla vigente normativa; 

L’intervento dei Sindaci e degli Assessori competenti e ci affidiamo alla loro sensibilità sociale affinché evitino alle famiglie questo penoso, ma inevitabile, scontro tra cittadini e propri rappresentanti; 

L’intervento dei nostri Rappresentati regionali, di qualsiasi colore politico, affinché non ci abbandonino e sia applicata in modo uniforme in tutto il territorio regionale la normativa nazionale e non ci siano più persone con disabilità di serie A e di serie B;

La solidarietà di tutti i nostri Cittadini, affinché siano vicini alle nostre famiglie.

Firmato

Le associazioni del territorio

Ass. Amici per l’Integrazione – Montebelluna., Ass. FARCELA – Castelfranco, Cooperativa ALI – Valdobbiadene, Do.Re.Mi – Montebelluna, Ass. Margherita – San Zenone degli Ezzelini Ass. Genitori del Montello “il Gruppo & e la Tribù”- Giavera del Montello

Il comitato delle famiglie Consulta Handicap Asl n.8

Buso Udino – Vidor

Scarpis Luigi – Pederobba

Olivotto Lino – Nervesa

Boldrin Gianni -Castelfranco

Morello Luciano -Volpago

Comarin Luigi – Riese Pio X

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Posted by Luigi Scarpis su 29 maggio 2010

Il caso – Una delibera elenca tra le controindicazioni un QI inferiore a 70

Disabili mentali discriminati

«Niente trapianti in Veneto»

L’attacco di tre esperti su una rivista americana L’assessore Coletto: per loro solo più attenzioni

In sala operatoria Nel 2009 il Veneto ha eseguito 438 trapianti

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L’espetto: «E’ solo un grande equivoco, mai rifiutato nessuno di loro»

VENEZIA—Proprio alla vigilia della «XII Giornata nazionale della donazione» di scena domani e dopo il «sì» del ministero della Salute ai donatori samaritani, il Veneto — che nel 2009 ha già visto aumentare dal 21,6% al 27,3% i rifiuti al prelievo di organi — si ritrova al centro di una bufera internazionale perchè accusato di discriminare i pazienti candidati al trapianto. L’attacco parte dai professori Nicola Panocchia e Maurizio Bossola, nefrologi del «Gemelli» di Roma, e da Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, che in un articolo pubblicato sull’ «American Journal of Transplantation » denunciano: «Le linee guida della Regione Veneto indicano il ritardo mentale come una controindicazione al trapianto e di fatto escludono pazienti con disabilità intellettiva da questa procedura salvavita». «Tali disposizioni—affermano i medici — non trovano nessuna giustificazione di tipo etico, clinico o giuridico. Che il ritardo mentale medio o grave sia una controindicazione al trapianto è una disposizione discriminatoria priva di logica e tanto più grave se perpetrata da un’istituzione pubblica. Non c’è nessuna prova scientifica che giustifichi l’esclusione dei disabili intellettivi». Specifica Bossola: «Tutte le Regioni adottano dei criteri per l’inserimento dei pazienti in lista d’attesa ma il criterio di esclusione è una malattia psichiatrica grave, che ridurrebbe la possibilità di adesione alle terapie antirigetto. Invece nelle linee guida del Veneto c’è un criterio di controindicazione assoluta all’inserimento di persone con ritardo mentale, stimato peraltro usando una misura grossolana, quella del quoziente intellettivo».

Tra gli esclusi, avverte il nefrologo, finirebbero bimbi Down o autistici. Il j’accuse si riferisce all’allegato A della delibera 851 del 31 marzo 2009, che recita: «L’esperienza clinica degli ultimi anni ha messo in luce la necessità di individuare le problematiche psichiche e sociali del paziente candidato al trapianto d’organi, al fine di prevenire o arginare eventuali complicanze psichiche post-trapianto». Seguono due elenchi. Il primo nelle «controindicazioni assolute» indica anche il «ritardo mentale con QI inferiore a 50»; il secondo nelle «controindicazioni relative» (richiedono «attenta valutazione psichica del paziente e del sistema sociofamiliare in cui è inserito») include il «ritardo mentale con QI inferiore a 70». Il tutto, agli occhi dei critici, aggravato dalla seguente frase inserita in delibera: «La possibilità di usufruire del trapianto trova ancora una limitazione nella scarsità di organi disponibili. Ciò rende assolutamente necessario prestare particolare attenzione alla selezione dei pazienti». Apriti cielo. «Le discriminazioni in base a criteri psichici sono ingiuste come quelle basate su sesso, età, etnia e vanno eliminate», tuona Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica.

Immediata la reazione dell’assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto: «Abbiamo il dovere di porci tutti i problemi che possano portare al fallimento di un trapianto, anche perchè nessuno al mondo dispone di tanti organi quanti sono i richiedenti. Nel caso di soggetti con ritardo mentale il Veneto si rifà alla letteratura scientifica internazionale, che definisce quelli con QI inferiore a 70 pazienti non da escludere ma ai quali porre particolare attenzione, perché presentano controindicazioni da valutare attentamente. Si tratta di capire se siano in grado di seguire le complicate terapie post-intervento — prosegue Coletto — se abbiano una famiglia che li assista, se i comportamenti legati alla loro condizione possano nuocere al buon esito del trapianto nel tempo. Porterò il tema al Coordinamento degli assessori alla Sanità delle Regioni, per giungere ad una condivisione ». Un salvagente lo lancia intanto Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale Trapianti: «Posso garantire che nel Veneto, regione capofila, a nessun paziente con ritardo mentale è stato mai negato l’intervento. Anche i disabili, mentali o fisici, hanno pari diritto al trapianto se possono beneficiare dell’organo donato sia in termini di attesa di vita sia perchè in grado, in autonomia o con adeguata assistenza, di fruirne al meglio. Le linee guida venete, documento corretto e dettagliato, citano studi internazionali per dire che il problema esiste, ma le tabelle riportate non hanno valore operativo di screening dei candidati al trapianto».

Michela Nicolussi Moro

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Quella Sentenza dovrà essere applicata da tutti i TAR

Posted by Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

Superando.it del 22-03-2010

Quella Sentenza dovrà essere applicata da tutti i TAR

Si tratta della Sentenza n. 80 del 26 febbraio scorso, pronunciata dalla Corte Costituzionale, di cui ci eravamo già ampiamente occupati, ritenendola un vero e proprio punto fermo sul rispetto del diritto all’istruzione delle persone con disabilità. Il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, essa varrà come legge e dovrà essere applicata da tutti i Tribunali Amministrativi Regionali, compreso quello della Basilicata, del quale nei giorni scorsi due genitori avevano segnalato in Superando un provvedimento contrario al ripristino delle ore di sostegno assegnate

Qualche giorno fa, raccontando la loro vicenda di genitori di un’alunna con disabilità che si erano visti bocciare dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Basilicata il loro ricorso contro un drastico taglio delle ore di sostegno, Aurora e Tommaso Bellanova avevano scritto nel nostro sito: «Nel mese di gennaio scorso, il TAR della Basilicata si è pronunciato sul nostro ricorso, rigettando la richiesta di ripristino delle ore perse. Le nostre motivazioni sono state liquidate con poche righe nelle quali – con assoluta sufficienza – si specifica che le attuali ore di sostegno garantiscono l’assistenza di un insegnante alla bambina. Il 1° febbraio successivo, poi, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello di una famiglia lucana su un ricorso simile al nostro che il TAR della Basilicata aveva rigettato. Inoltre, la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 80, depositata il 26 febbraio scorso, ha dichiarato illegittimi i commi 413 e 414 dell’articolo 2 della citata Legge 244/07, ripristinando di fatto lo stato precedente alla Finanziaria per il 2008» (il testo integrale è disponibile cliccando qui, N.d.R.].
Sulla questione riceviamo oggi, e ben volentieri pubblichiamo, la seguente nota di Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ribadisce un concetto già espresso su queste pagine, ovvero che una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’importante Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale varrà come legge e dovrà essere applicata da tutti i Tribunali Amministrativi Regionali.
Rispetto a quella stessa Sentenza – che riteniamo abbia realmente segnato un punto fermo sul rispetto del diritto all’istruzione delle persone con disabilità – suggeriamo la lettura degli approfondimenti da noi recentemente pubblicati, a cura di Francesco Marcellino e dello stesso Salvatore Nocera (li si legga cliccando qui e qui).

A proposito del caso della Basilicata, denunciato in Superando da Aurora e Tommaso Bellanova, mi permetto interferire come segue.
Dal momento che i genitori hanno saputo che in un caso analogo il Consiglio di Stato aveva sospeso l’Ordinanza del TAR della Basilicata che negava le ore aggiuntive di sostegno, ritengo che essi avrebbero dovuto interporre appello in Consiglio di Stato, sicuri, a quel punto, di ottenere una risposta positiva. Ora, però, i termini per quell’appello sono scaduti.
Quanto poi alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010, essa non è stata ancora pubblicata e solo dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale varrà come legge e dovrà quindi essere applicata da tutti i TAR, compreso quello della Basilicata.
Appena ciò avverrà – ovvero la pubblicazione della citata Sentenza in Gazzetta Ufficiale – i genitori potranno ripresentare l’istanza sospensiva e, con motivo aggiunto, chiedere anche il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Salvatore Nocera
Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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A Santa Bona un villaggio per disabili

Posted by Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

A Santa Bona un villaggio per disabili
31 marzo 2010

TREVISO – Un villaggio unico nel suo genere, basato sul principio del «social housing» e dedicato interamente alla disabilità. Nascerà a Santa Bona, precisamente in via Fossaggera, e sarà completato entro l’estate. A gestirlo la Cooperativa Solidarietà che da oggi ha ottenuto anche la partnership del comune di Treviso con la quale tenterà di scalare la vetta dei concorsi europei alla ricerca di fondi e finanziamenti per le infrastrutture. Il progetto architettonico ripercorre finalità e concetti delle «unità abitative» di Le Corbusier, ovvero luoghi dove gli abitanti vivano bene e abbiano a disposizione tutte le strutture e infrastrutture necessarie, soprattutto in caso di utenze deboli come i disabili. Il villaggio sarà composto da due edifici: il primo (realizzato nel 2007) ospita già due comunità alloggio per una ventina di persone disabili, mentre il secondo (in fase di ultimazione) comprenderà quattro alloggi per «famiglie accoglienti», più due mini-appartamenti per nuclei familiari o singoli in particolari particolari difficoltà temporanee. A questo andranno ad aggiungersi una foresteria, un centro studi e un auditorium da 130 posti. Il tutto a gravitare attorno una piazza di circa 800 metri quadrati.
«E’ un progetto ambizioso – dice l’assessore alle politiche sociali Mauro Michielon – forse il primo in Italia nel suo genere e per ciò meritevole di aiuto e attenzione». Alla base del progetto della cooperativa guidata da Mario Cendron c’è la voglia di dare alle famiglie e alle persone con disabilità la possibilità di «vivere una vita ordinaria – spiegano dalla coop – una condizione di normalità garantita dalla quotidianità dei legami familiari e il buon vicinato». Non un ghetto, ma un ambiente osmotico, sicuro ma non chiuso. La famiglia viene vista anche come messo per superare «la settorializzazione del disagio. E l’unico soggetto – segue Mario Cendron nella sua relazione – capace di personalizzare i singoli rapporti e fornire una relazione, importante per l’identificazione, la crescita e lo sviluppo del minore, dell’adolescente e della persona in genere. E’ forza dirompente nel sociale». (f.d.w.)

la tribuna di Treviso — 30 marzo 2010

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Perché ritornano le scuole speciali

Posted by Luigi Scarpis su 21 maggio 2010

Il Corriere della Sera del 18-04-2010

Perché ritornano le scuole specialiL’integrazione scolastica degli alunni con disabilità scricchiola?

di Franco Bomprezzi

I genitori cominciano a pensare che sia meglio una scuola specializzata piuttosto che l’inserimento solo sulla carta, senza servizi adeguati, nelle scuole normali? Il campanello d’allarme sta suonando da qualche tempo, e una serie di interventi nel forum «Ditelo a noi», nel canale Disabilità di corriere.it, ha rivelato come, sia pure a malincuore, alcuni genitori — stanchi di combattere contro i mulini a vento, in una scuola pubblica spesso in crisi di identità, di personale e di strutture — cerchino per i propri figli con disabilità grave una soluzione di ripiego, che si presenta però sotto forma accattivante di specializzazione, competenza, presa in carico personalizzata.

Le cosiddette «scuole speciali», che non sono più previste dalla nostra legislazione, stanno dunque riaffacciandosi: non sono mai del tutto scomparse, e vivono in quest’ultimo periodo una nuova e imprevista popolarità. Un fenomeno non particolarmente esteso dal punto di vista numerico, si parla di qualche migliaia di alunni, ma quanto basta a mettere in discussione uno dei pilastri della legislazione scolastica italiana, una legge che risale al 4 agosto 1977, la n. 517, che per la prima volta sanciva “«orme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati». Sono trascorsi 33 anni, e l’Italia è divenuta un modello di integrazione apprezzato in tutto il mondo. Un modello che ha profondamente modificato la scuola nel suo complesso, migliorando fortemente la socializzazione dei ragazzi disabili, e, di converso, l’accettazione delle diversità (i compagni di classe diventano quasi sempre amici degli studenti con disabilità). Anche l’insegnamento ne ha tratto giovamento, per riconoscimento ampio e non contestabile.

Una scuola a misura di handicap è una scuola migliore, capace di ascoltare, di mettersi in discussione, di valorizzare le capacità dei migliori senza perdere di vista le difficoltà di apprendimento di chi è più fragile. Ma la stanchezza di questo modello è evidente, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce il diritto a una integrazione in classi non sovraffollate. Ma non è giusto che la responsabilità della scelta ricada solo sui genitori, nel silenzio delle istituzioni scolastiche, nel vuoto di un dibattito culturale, che sembra inaridito. Un’ultima notazione, personale: sono nato con una grave disabilità fisica, e senza l’inserimento nella scuola pubblica, in tempi nei quali ancora le leggi non esistevano, la mia vita avrebbe preso tutt’altra direzione e non sarei riuscito a raggiungere nessuno degli obiettivi «normali» che invece non mi sono mai stati preclusi. Mi dispiacerebbe vedere l’Italia tornare indietro. Non è giusto.

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Assistenza ai disabili, sì bipartisan della Camera alla legge pro-familiari

Posted by Luigi Scarpis su 20 maggio 2010

http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/Il_punto/info-1759885992.html

Approvata quasi all’unanimità la proposta di legge bipartisan che contiene norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili. Trovata la copertura finanziaria che aveva rallentato l’iter: si interverrà aumentando le imposte sulla produzione e consumi sugli alcolici intermedi e l’alcol etilico, ma una parte dei soldi arriverà anche dalla riduzione dei “Fondi di riserva e speciali” del ministero dell’Economia. Il testo passa ora al Senato

ROMA – L’aula della Camera, dopo una giornata di ‘stop and go’ dovuti alla mancanza di copertura finanziaria, ha approvato la proposta di legge bipartisan che contiene norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili. L’approvazione è avvenuta praticamente all’unanimità (465 i sì) con una sola astensione. Il testo passa ora al Senato. L’intesa sulla copertura riguarda un aumento dell’accisa sugli alcolici e sui superalcolici. Inizialmente, la copertura era stata individuata dalla commissione Lavoro con un aumento dell’aliquota contributiva per alcune categorie di lavoratori già in pensione o con una pluralità di attività lavorative. La proposta è stata bocciata dalla commissione Bilancio, e dopo varie riunioni, che hanno portato anche a rinvii nella ripresa dei lavori dell’aula, l’accordo è stato raggiunto. Una parte dei soldi arriverà però anche da una riduzione dei ‘Fondi di riserva e speciali’ del ministero dell’Economia. Quanto agli alcolici, l’aumento delle imposte sulla produzione e consumi riguarderà “i prodotti alcolici intermedi e l’alcol etilico”.

“Oggi la Camera ha scritto una bella pagina nella storia dei suoi lavori”. Lo dice Beatrice Lorenzin, deputata del Pdl. “Dopo una faticosa giornata e un lungo iter parlamentare – aggiunge – su un’idea nata 15 anni fa, si è dato il via libera, con voto bipartisan, alla proposta di legge di tutela dei diritti di quei lavoratori che vivono quotidianamente al fianco di familiari gravemente disabili. Per loro si è data finalmente la possibilità di accedere al prepensionamento. Oggi la capacità di cura della famiglia, in particolare delle donne, è stata riconosciuta a tutti gli effetti”. Il provvedimento prevede la possibilità di prepensionamento per i familiari di un disabile grave, ma non ricomprende le categorie di insegnanti e dipendenti degli Enti locali. È stato approvato un ordine del giorno ‘bipartisan’, a prima firma Moffa (Pdl), che impegna il governo a includere anche queste categorie di lavoratori. Nell’ordine del giorno ‘bipartisan’ al ddl in favore dei familiari che assistono disabili al 100 per cento, si chiede, oltre all’inclusione di insegnanti e dipendenti degli enti locali nei prepensionamenti, anche di inserire un automatismo, che ora manca, nell’accoglimento delle domande da parte della pubblica amministrazione.

Quanto alla platea dei beneficiari, ora avranno diritto ai prepensionamenti anche i lavoratori privati che potranno uscire dal lavoro con 5 anni di anticipo. Per i dipendenti pubblici la norma viene modificata consentendo di andare in pensione prima con il 70 per cento dello stipendio anziché il 50 (come previsto dalle norme attuali). Il provvedimento, approvato dall’aula della Camera, riferendosi solo ai familiari di disabili, esclude in pratica i conviventi. Il governo ha però accettato di accogliere come raccomandazione un ordine del giorno del Pd, a prima firma della radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, che impegna l’esecutivo “ad adottare idonei provvedimenti volti all’estensione, nel campo dell’assistenza ai disabili non autosufficienti, dei benefici lavorativi/previdenziali già previsti per i familiari, anche a persone non legate da vincoli di parentela con il disabile assistito, anche sulla base di parametri connessi con la qualità dell’assistenza prestata”.

(20 maggio 2010)

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Disabili: compartecipazione al pagamento delle rette

Posted by Luigi Scarpis su 17 maggio 2010

Con ordinanza 19 novembre 2009, n. 1040 il TAR Veneto, in accoglimento di un ricorso promosso da alcuni disabili, ha sospeso la deliberazione con la quale la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 6 di Vicenza aveva disposto che i disabili accolti in strutture residenziali dovessero contribuire al pagamento della retta con il 100% delle loro disponibilità economiche personali (che nella maggior parte dei casi corrispondono alla pensione di invalidità)

In particolare, il TAR ha rilevato che Leggi il seguito di questo post »

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L’alunna disabile? «Stia in palestra». Condannato ex preside del Manzoni

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Storie di stra-ordinaria inciviltà…

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Corriere del Mezzogiorno del 20-04-2010

L’alunna disabile? «Stia in palestra». Condannato ex preside del Manzoni

CASERTA «Una brutta vicenda». L’ha definita così il pubblico ministero Silvio Marco Guarriello, ed è quella che si è consumata tra il 2005 ed il 2006 nell’istituto psicopedagogico «Alessandro Manzoni» di Caserta. Una vicenda che ha portato il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Mazzarro, giudici a latere De Chiara e Cerreto) a condannare il dirigente scolastico Biagio De Lucia accusato di abuso di ufficio e violenza privata ad un anno e due mesi di reclusione e tre anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno a favore delle parti civili costituite, ovvero i genitori della ragazza Leonardo Ancona e Rosa Pellegrino, assistiti dagli avvocati Francesco Fabozzi e Tatiana Di Martino.
I fatti risalgono al 2005 quando i genitori di Carolina, ragazza diciottenne con disabilità totale, iscrivono la loro figlia presso il liceo psicopedagogico «Alessandro Manzoni» di Caserta, scontrandosi però con l’atteggiamento del dirigente scolastico che «non favoriva» ed anzi «ostacolava l’inserimento e l’accoglimento dell’alunna». In pratica il dirigente scolastico iscrivendo Carolina direttamente ad una quinta classe, consentendole la frequenza per tre giorni alla settimana e solo ed esclusivamente in palestra secondo l’accusa «intenzionalmente le arrecava un danno ingiusto consistito nel non consentirle una integrazione scolastica al pari di tutti gli altri alunni». Peraltro in almeno una circostanza «impediva a Carolina, con violenza consistita nello spintonare lei ed il padre, di accedere presso la propria classe e di frequentare regolarmente le lezioni».

Accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dopo la querela sporta dai genitori ed inoltrata dall’avvocato Francesco Fabozzi e sostenute dalla dottoressa Maria Grazia Guarino ed Alessandra Monda, rispettivamente responsabile dell’area del sostegno del provveditorato di Caserta ed ispettrice del Ministero della Istruzione, quest’ultima incaricata di verificare quanto stesse avvenendo al Manzoni. Accuse contenute in due dossier, confermate nelle udienze dibattimentali e ritenute fondate tanto da portare la ispettrice ministeriale Alessandra Monda a «suggerire al dirigente regionale di considerare la questione della conferma dell’incarico dirigenziale o comunque di considerare anche l’eventualità dello spostamento in altra sede» del preside De Lucia. L’avvocato di pare civile ha sostenuto l’intenzionalità del comportamento al limite del persecutorio dell’imputato che ha trovato riscontro nel dispositivo di condanna. «Anche se la condanna sarà oggetto di appello ha affermato l’avvocato Fabozzi è volontà della famiglia Ancona devolvere il risarcimento ad associazioni umanitarie ma anche notificare la sentenza al Ministero degli Esteri in quanto, nonostante questa vicenda, il professor Biagio De Lucia è consulente in materia di istruzione, cultura e politiche sociali di quel dicastero, così come egli stesso ha ammesso all’udienza del 30 marzo, quando si è proceduto all’esame dell’imputato».

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