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Bimba Down: ridatemi la maestra

Posted by Luigi Scarpis su 16 settembre 2009

L’Eco di Bergamo del 16-09-2009

Bimba Down: ridatemi la maestra

Linea a luttoMiriam, senza sostegno per 8 ore, scrive al ministro. Il provveditorato: è stato fatto il possibile

SOVERE – Miriam è una bimba di otto anni e mezzo. Ha la sindrome di Down e una cardiopatia congenita. Frequenta la terza classe alla scuola primaria «Suor Giacinta Zanutti» di via Cavour a Sovere.
È una dei tanti bimbi «speciali», più fragili, più bisognosi di tempo e attenzione che da lunedì sono tornati a scuola. In Bergamasca sono in aumento, e più dei compagni «normodotati» in questo momento sentono sulla propria pelle gli effetti del cambiamento in atto, a tratti, come in questo caso, con un po’ di affanno. Il papà di Miriam ha deciso di scendere in campo e di sollevare il suo caso: con la sua bambina ha scritto una lettera aperta al ministro, ripresa anche da giornali nazionali. «Credevo che una bambina della mia età – c’è scritto – avesse tutto il diritto di avere quello che ogni bambino ha». Miriam quest’anno è seguita da un insegnante di sostegno e da un assistente educatore (con i mezzi forniti dalla Comunità montana dell’Alto Sebino) per 21 ore su 29. Per 8 ore, circa il 27% del totale, è quindi «scoperta»: senza l’aiuto che, come dice lei, le permette di «fare tutto con i miei compagni e come i miei compagni». La preoccupazione della famiglia è forte: «Ho difficoltà nel linguaggio – scrive Miriam – ed è adesso che devo compiere il salto di qualità. Sapete, domani sarà troppo tardi».
La situazione di Miriam rispecchia quella di altri allievi disabili dell’istituto comprensivo di Sovere: «La famiglia della bambina – spiega Salvatore Lentini, docente responsabile della commissione H – ha tutto il nostro appoggio. La scuola ha fatto quanto era possibile. Ma la situazione generale è difficile». Nell’istituto comprensivo infatti i ragazzi iscritti con certificazione di disabilità e quindi con diritto al sostegno sono 21, cinque più dell’anno scorso. «Le risorse a disposizione, invece, – prosegue Lentini – diminuiscono ogni anno. Incide anche il fatto che la Comunità montana ha visto ridursi il suo budget e non può garantire ore aggiuntive di presenza degli assistenti educatori. E così ora ci sono diversi bambini che non possono contare su un sostegno adeguato».
Secondo l’Ufficio scolastico provinciale però tutte le richieste avanzate dall’istituto sono state soddisfatte: «A Sovere – osserva Antonella Giannellini, responsabile dell’Ufficio sostegno alla persona e interventi educativi – il rapporto tra insegnanti e allievi disabili è di uno a due, più alto di quello assegnato a livello provinciale, e quello che ci è stato chiesto noi l’abbiamo dato, cercando anche di andare un po’ oltre il consentito. I docenti si sentono in affanno perché ogni anno ci sono lievi tagli, ed è chiaro che il lavoro con questi bambini è complesso. Ho piena comprensione per il dramma vissuto dalla famiglia della bambina, che però con noi non ha mai parlato. Da parte nostra, facciamo un grosso lavoro e in questo periodo siamo a disposizione 24 ore su 24 per provvedere al completamento degli organici».
Lamentano una situazione di difficoltà anche i membri dell’associazione Dorainpoi, genitori e familiari di disabili dell’Alta Valle Imagna: anche all’istituto comprensivo di Sant’Omobono Terme è stato assegnato un numero di insegnanti di sostegno considerato «insufficiente a coprire le esigenze del territorio». In un contesto già difficile «per il notevole aumento di casi di disabilità», le difficoltà logistiche dovute alla dislocazione delle scuole, i Comuni in affanno, impossibilitati a sopperire in proprio ai bisogni, ci sono casi limite in cui «il rischio è che il bambino disabile venga sempre più escluso dalle attività e, ancor peggio, diventi un impedimento per la classe». Sono segnali preoccupanti e probabilmente sono una spia di un disagio più diffuso e comune anche ad altri istituti della provincia e del resto d’Italia: se le risorse non ci sono, una riflessione si impone su strumenti, enti coinvolti, modalità organizzative, che possibilmente coinvolga tutto il territorio, non solo sulla base della quantità di insegnanti di sostegno a disposizione, e che porti a una politica di integrazione reale dei più fragili.

Sabrina Penteriani

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