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Ignoranza, incompetenza, nessuna informazione….

Posted by Luigi Scarpis su 16 settembre 2009

La Stampa del 10-09-2009

Ignoranza, incompetenza, nessuna informazione….

Linea a luttoROMA. Ignoranza, incompetenza, nessuna informazione. Sono le accuse che esperti, genitori e insegnanti lanciano nello stagno sperando che i cerchi si allarghino sempre di più, perché la dislessia e i problemi a essa correlati riguardano molti bambini che, se non trattati in tempo, vedranno rovinata la propria esistenza. Sulle cause di questo disturbo, poi, i pareri divergono. C’è chi sostiene che la dislessia abbia origine genetica, chi propende per una patologia neurologica.
Secondo gli esperti, in Italia soffre di dislessia il 5% della popolazione scolastica e, complessivamente, circa 2,4 milioni di persone. Spiega Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma: «Solo per il 2-4% dei bimbi con certi sintomi si può parlare di dislessia, con un’origine neurologica. C’è poi tutto il resto, ovvero i piccoli che soffrono di un disturbo recentemente definito “disordine scolastico”».
Un problema che ha la sua fonte nei cambiamenti avvenuti nella scuola, dove tutto ha tempi di apprendimento più rapidi. Ma la dislessia esiste. Si può superare? «Senz’altro. Non è una malattia, è un diverso modo di apprendere – dice Bianchi di Castelbianco – quindi si adottano modi d’insegnamento diversi. Si sfrutta la capacità organizzativa che il bimbo dislessico mostra di avere in un certo campo, per esempio quello dell’udito, e la si trasferisce in un altro, quello della scrittura. Gli si fa organizzare l’aspetto del pensiero deficitario usando l’area del suo cervello che funziona in modo positivo».
Molti genitori si accorgono che qualcosa non va nel proprio figlio ancor prima che sieda in un banco, ma la maggior parte delle diagnosi avviene nei primi due anni delle elementari. «L’ultima normativa, fortunatamente, ci è venuta un po’ incontro», riconosce Tiziana Sallusti, dirigente scolastico di scuola materna ed elementare. Dopo aver accertato la diagnosi di dislessia, infatti, è possibile utilizzare strumenti e sistemi di valutazione diversi per allievi con queste caratteristiche. Certo, il rapporto tra un dislessico e i compagni di classe non è semplice. Questi tendono a chiedersi, per esempio, perché «lui» possa servirsi del computer e loro no. A volte diventano aggressivi nei suoi confronti, lo prendono in giro. «Il compito degli insegnanti non è facile – conclude Sallusti – anche perché la dislessia non è considerata un handicap e quindi non viene assegnato alla classe un insegnante di sostegno».
E i genitori? «In realtà ci sentiamo molto soli», denuncia Franco Botticelli, presidente della sezione romana Aid, Associazione italiana dislessia. Sull’argomento c’è una «grassa ignoranza» e «la strada da percorrere è lunga».
Botticelli accusa soprattutto la scuola d’incapacità e di insensibilità: «Sono pochissimi gli insegnanti in grado di capire quale sia il vero problema. I più, di fronte a un dislessico, non sanno fare di meglio che dire “il ragazzo è svogliato” e magari gli fanno ripetere una tabellina all’infinito, cosa che lo manderà sempre di più in confusione». Eppure, se presa in tempo, la dislessia si corregge. «Mio figlio – dice Botticelli – ha avuto la diagnosi a 8 anni, ora ne ha 20 e frequenta l’università. Ma la battaglia per tutti gli altri è solo all’inizio».
Rossella Grenci, docente di logopedia all’Università Cattolica di Roma, dichiara che «dalla dislessia non si guarisce mai, però può essere ben compensata negli anni. I dislessici riescono a mettere in atto delle strategie proprie che permettono loro di avere risultati eccellenti in molti settori».

Daniela Daniele

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