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Tagli…non solo nella scuola….ma sempre nei confronti di chi è più debole.

Posted by Luigi Scarpis su 6 ottobre 2009

30.09.2009
L’Assessore Regionale Valdegamberi scrive a Sacconi e a Tremonti

valdegamberi“Dal 2008 al 2010 le risorse trasferite dallo Stato alle Regioni per il sociale sono diminuite di 2/3. La politica dei tagli non va fatta pagare alle famiglie”.

L’assessore regionale alle politiche sociali ha scritto stamani una lettera ai ministri del Welfare Maurizio Sacconi e dell’Economia Giulio Tremonti nella quale ha evidenziato la pesante ricaduta dei tagli dei trasferimenti alle regioni sui servizi sociali nazionali, ed in particolare del Veneto, citando, tra l’altro come esempio, il settore delle scuole materne non statali per il quale c’è stato ieri l’appello del Patriarca di Venezia. Ecco il testo della lettera, al quale segue la tabella con il trend dei tagli dei trasferimenti statali alle Regioni dal 2008 al 2010.

“Illustri ministri,
nello scrivere questa mia ho rinvenuto l’analogo appello che vi scrissi un anno fa sempre come assessore alle politiche sociali della Regione del Veneto, oltre che come coordinatore della Commissione politiche sociali della Conferenza delle Regioni, segnalando le difficoltà (e le diseconomie) causate dal mantenimento delle politiche sociali all’interno del patto di stabilità.
Non ci sono state risposte, e me ne rammarico perché a un anno di distanza perdura una situazione nella quale si fatica a dare risposte a cittadini, famiglie e operatori pubblici e del privato sociale nella soluzione dei problemi che riguardano le situazioni di maggiore debolezza sociale.
In aggiunta a questo disagio, che è già forte, il futuro purtroppo si tinge di tinte fosche se misuriamo il trend negativo dei trasferimenti statali alle regioni nelle politiche sociali: dai 2.043 milioni di euro del 2008 (pari alla somma dei fondi nazionale politiche sociali, per il servizio civile, per le politiche per la famiglia, per le politiche giovanili, per l’infanzia e l’adolescenza, per la non autosufficienza, per il potenziamento dei servizi socio educativi, al netto dei c.d. diritti soggettivi) nel 2010 alle Regioni saranno trasferiti 695 milioni di euro. Due terzi di risorse in meno, tra le quali mancheranno all’appello 400 milioni di euro del fondo per la non autosufficienza, 100 milioni di euro per il potenziamento dei servizi educativi alla prima infanzia, mentre il fondo nazionale per le politiche sociali sarà ridotto alla risibile somma di 148 milioni di euro (nel 2004 erano 1.000!!!). La tabella che allego rappresenta un dato drammatico, perché se non interverranno correzioni opportune in sede di approvazione della Finanziaria 2010 le regioni e gli enti locali dovranno compiere enormi sforzi per ridurre l’impatto di questi tagli e garantire i servizi ai cittadini più deboli, servizi sui quali pende il rischio della sospensione o della chiusura.
Dal Governo giungono paradossalmente notizie di interventi a favore di terza età, povertà e infanzia quando peraltro le competenze in queste materie sono riservate dalla Costituzione della Repubblica Italiana alle regioni e alle province autonome, venendo meno perciò ai buoni principi che ispirano il federalismo fiscale e la leale collaborazione tra gli enti costituzionali.
Le regioni necessitano delle risorse economiche in ambito sociale per il solo scopo di concorrere al benessere dei cittadini, secondo le competenze attribuite dalla Costituzione, nell’unità ed indivisibilità della Repubblica. Nell’attuale situazione congiunturale, la strada da percorrere può perciò essere rappresentata proprio investendo sulla capacità di intervenire da parte degli enti che sono in tal senso strutturati, attribuendo le necessarie risorse alla luce del principio di sussidiarietà verticale ed orizzontale sapendo valorizzare e non penalizzare, tra l’altro, l’importante ruolo del terzo settore e della famiglia. E’ di ieri l’appello dei vescovi veneti per la salvaguardia del patrimonio delle scuole non statali, due terzi delle quali sono Scuole d’Infanzia che permettono allo Stato di risparmiare – solo in Veneto – almeno 100 milioni di euro l’anno, sostenuti direttamente dalle nostre famiglie.
La politica dei tagli, se da un lato può portare a ridurre il debito pubblico, finisce per ricadere sulle tasche delle famiglie che, nelle situazioni di maggiore bisogno sociale, non possono essere lasciate sole.
Se questo appello giunge dal Veneto, terra che ben conoscete e che nel sociale vuole continuare a rappresentare un modello di esperienza e non di decadenza, non può e non deve essere lasciato nel vuoto.
Tanto mi sentivo in dovere di comunicarvi.

Stefano Valdegamberi
Assessore alle politiche sociali della Regione del Veneto” .

 

 

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Una Risposta to “Tagli…non solo nella scuola….ma sempre nei confronti di chi è più debole.”

  1. gabriella Botteselle said

    Buongiorno.
    Sono una insegnante di educ

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