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Alunni con disabilità, il no delle scuole private: “Iscriveteli alle statali”

Posted by Luigi Scarpis su 28 febbraio 2010

http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Inchieste/info87045452.html

Inchiesta sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità nelle scuole private paritarie: molti non li accettano, consigliando ai genitori di rivolgersi alle scuole pubbliche. E dove vengono iscritti, ai genitori spesso tocca pagare di tasca loro l’insegnante di sostegno. Ecco cosa prevede la normativa e quello che succede sul territorio…

ROMA – Per i genitori di un alunno con disabilità iscrivere il proprio figlio alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli, acuendo le difficoltà quotidiane che le famiglie con bambini e ragazzi disabili si trovano ad affrontare: fra le scuole private infatti vige il “fai da te”, con realtà positive che si accompagnano a casi di vera e propria discriminazione. Un viaggio fra alcuni istituti privati paritari mostra una realtà difficile: alcune scuole, violando la normativa, rifiutano l’iscrizione dei ragazzi con disabilità (“Mandateli alla statale – dicono – là sono meglio organizzati”), altre invece accettano gli alunni, ma scaricano sui genitori il costo dell’insegnante di sostegno, che viene pagato dallo Stato solamente nelle scuole primarie paritarie e parificate. L’impressione complessiva è quella di una grande confusione e che il principio dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità non sia adeguatamente avvertito come un obbligo, morale e culturale, prima ancora che giuridico.

La vicenda di Luca è solo una delle tante. Lui è un bambino con sindrome di down e la famiglia ha girato cinque scuole prima di trovare quella giusta. Le prime tre non lo hanno proprio voluto e fra le due che lo avrebbero accettato i genitori hanno scelto quella più comoda per i ritmi familiari. “Spesso – raccontano all’Anffas – la scuola privata è quella più vicino a casa, e alla fine molti genitori sono disposti a fare un ulteriore sacrificio economico” per avere questo ‘lusso’.

Rifiutare l’iscrizione ad un alunno disabile è vietato. Qualunque sia la tipologia di disabilità: fisica, intellettiva, relazionale, sensoriale. I dirigenti scolastici delle scuole paritarie che lo fanno agiscono in contrasto con la legislazione vigente e corrono un grosso rischio: la perdita per la loro scuola dello status di “paritaria”. Le scuole private paritarie, infatti, per il solo fatto di aver deciso di fruire della legge sulla parità, devono garantire il diritto allo studio, sono responsabili dell’eliminazione delle barriere architettoniche e dell’uso di personale ausiliario per l’assistenza igienica e l’igiene personale degli alunni disabili. E’ la legge 62/2000 a regolare il quadro: le paritarie hanno gli stessi obblighi delle scuole statali. E l’Ufficio scolastico regionale, secondo un decreto ministeriale firmato dal ministro Gelmini nell’ottobre 2008, può revocare lo status di paritarie a quelle scuole che non siano in regola con anche uno solo dei requisiti previsti dalla legge.

L’iscrizione dunque è dovuta. Ma c’è un altro problema, che si chiama sostegno. O meglio: il problema non è il sostegno, ma lo stipendio del docente di sostegno. Chi lo paga? Lo Stato copre solo una quota limitata di ore: tutte le altre sono a carico della scuola. E gli istituti tendono a “scaricare” questo costo sui genitori, che spesso si sentono dire: “Il sostegno lo pagate voi”. A meno che non si cerchino strade alternative, che le scuole più sensibili consigliano e promuovono: anzitutto i contributi statali e regionali assegnati direttamente alla famiglia, e poi sponsor privati, feste o spettacoli di beneficienza (il classico fund raising), o – per le sole scuole cattoliche – anche l’otto per mille: alcune diocesi, infatti, hanno costituito un fondo per l’integrazione scolastica, ricavato proprio dall’otto per mille, al quale i dirigenti scolastici di tali scuole possono chiedere di accedere per pagare in parte le spese dell’insegnante di sostegno. E qualcuno è andato anche in tribunale, ottenendo dal ministero il risarcimento della somma anticipata dalla scuola per lo stipendio del docente. Un quadro talmente complesso e difficile che per molti genitori la “libertà di scelta educativa” è solamente apparente. “Lo mandi alla statale signora, là sono organizzati: le dico che è meglio”.

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