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«Costretti a ritirare i figli dalla scuola»

Posted by Luigi Scarpis su 13 maggio 2010

Gli insegnanti, questi insegnanti, gli insegnanti di Michela e Giacomo, difendono il loro diritto alla libertà di insegnamento. Sacrosanto.

E quelli degli studenti e della famiglia???  Dettagli….

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Press-IN anno II / n. 1196

Messaggero Veneto del 12-05-2010

«Costretti a ritirare i figli dalla scuola»

La protesta dei genitori di due ragazzi affetti da sindrome di Down che frequentavano la terza classe del Liceo scientifico “Duca degli Abruzzi”.
La denuncia: abolito il metodo di sostegno seguito sin dalle elementari, si sono trovati con disagi enormi

GORIZIA. Frequentavano la terza classe del liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” fino a marzo, prima della decisione di ritirarsi dalle lezioni. Protagonisti della vicenda due ragazzi isontini di 17 anni, affetti dalla sindrome di Down: «Concluso con la media del 7 il primo biennio, i nuovi insegnanti di sostegno hanno deciso, appellandosi al diritto della libertà d’insegnamento, di sconfessare le modalità adottate fino a quel momento – spiega uno dei genitori coinvolti –. La scuola, che ha avallato la scelta dei docenti giudicando la tecnica d’insegnamento non scientifica, non ha voluto sentire le nostre ragioni».
Michela e Giacomo (i nomi sono di fantasia) iniziano fin da piccolissimi il normale iter di studi: fin dalle elementari, gli insegnanti di sostegno applicano la tecnica della comunicazione facilitata. Dopo un biennio di risultati confortanti ottenuti con questa tecnica, all’inizio dell’anno scolastico in corso qualcosa pare mutare: «In barba alle più elementari logiche della continuità didattica, per il terzo anno consecutivo i nostri ragazzi in settembre hanno trovato due nuovi insegnanti di sostegno, uno abilitato all’insegnamento delle materie umanistiche e uno deputato a svolgere le lezioni delle discipline scientifiche. Ma, soprattutto, è cambiato il rapporto con i professori: da fiduciario, aperto, è diventato quasi nullo. Il confronto è stato limitato alle tradizionali ore di colloquio e gli insegnanti si negavano al telefono, accettando come strumento di comunicazione soltanto la posta elettronica», spiega uno dei genitori.
Gli insegnanti, dunque, decidono di non utilizzare più il sistema di comunicazione facilitata, adottato con profitto per tutto il “cursus studiorum” dei due ragazzi: «Con risultati disastrosi: i ragazzi, che hanno concluso i primi due anni con una media voto di 7, si sono ritrovati all’improvviso con una pioggia di 3 in pagella. All’improvviso, si sono trovati a vivere una situazione di disagio, che ha quasi annullato i progressi effettuati dalle elementari fino all’anno scorso. Alle nostre richieste di chiarimenti, ci siamo trovati di fronte a un muro silenzioso, motivato dal diritto alla libertà d’insegnamento: altre ragioni per il cambiamento non sono state addotte. Ci è stato proposto un programma didattico alternativo che avrebbe portato al compimento del ciclo di studi, ma non al conseguimento effettivo del diploma», rileva. Una situazione che ha avuto ripercussioni sullo stato di salute dei due studenti: «Giacomo ha perso quattro chili e ha avuto problemi di postura. Il medico curante ha rilevato una regressione nelle capacità di elaborazione del ragazzo, suggerendomi di prendere provvedimenti per evitare danni psicofisici peggiori», spiega il papà del ragazzo, motivando il ritiro dalle lezioni. «In febbraio abbiamo deciso che così non si poteva proseguire – spiega la mamma di Michela –, ratificando in marzo il ritiro dalle lezioni. I medici che seguono mia figlia avevano riscontrato un principio di depressione e uno stato d’ansia riconducibile alla difficile situazione vissuta nell’ambiente scolastico. Abbiamo tentato di mediare con l’istituto, cercando di evitare uno scontro che non vogliamo animare neppure ora: vorremmo soltanto capire i motivi di questa chiusura da parte dei vertici scolastici provinciali. Pur di difendere un’idea, quella della libertà d’insegnamento, si sono arroccati su posizioni inscalfibili. Ci è stato detto, fra le altre cose, che il presunto deficit mentale di Michela implica l’impossibilità di sviluppare un ragionamento filosofico. Filosofia che è tra le materie che più appassionano mia figlia, che adora anche latino e matematica».
Altra passione di Michela è la poesia: a soli 17 anni, ha già conquistato oltre trenta premi in vari concorsi a livello nazionale. Oggi Michela e Giacomo passano le loro giornate a casa, seguíti dagli insegnanti che li hanno sostenuti nel primo biennio. In settembre s’iscriveranno, al momento senza certezze di sorta, al liceo scientifico di Cervignano.

Christian Seu

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