Dis.Abilitando

Rappresentanti genitori Consulta Handicap Asl 8 Asolo – Montebelluna

Progetto pilota unico in Italia

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Il Popolo del 26-04-2010

Una Casa al Sole per l’autonomia abitativa

Progetto pilota unico in Italia

PORDENONE – Da sette anni è attivo a Pordenone un progetto pilota, il primo e unico in Italia nella sua peculiare impostazione, che si propone di realizzare percorsi di autonomia abitativa per giovani-adulti con disabilità intellettiva. L’associazione Down del Fvg, uno dei principali promotori dell’iniziativa, investe molte risorse in questo progetto assolutamente nuovo, che oggi richiama l’attenzione di istituzioni e associazioni italiane e straniere: ritiene infatti che rappresenti la modalità più efficace per togliere i disabili dal puro assistenzialismo rendendoli soggetti attivi nella società. Con molteplici vantaggi: i disabili possono esprimere al meglio se stessi e godere di una migliore qualità di vita; si apre un orizzonte nuovo per le famiglie che pensano con maggiore serenità al “dopo di noi”; la promozione dell’autonomia di queste persone riduce al minimo la protezione sociale, a vantaggio della spesa pubblica.
ll Progetto di autonomia abitativa, denominato “La Casa al Sole”, frutto della collaborazione tra l’ Ass6 e l’ l’Associazione Down e affidato agli educatori della Coop. Sociale Lilliput, ha assunto concretezza nel 2002 con la realizzazione della prima esperienza, cui sono seguite nel 2003 l’attivazione della prima casa satellite e nel 2009 di altre due, consentendo così a 8 persone con disabilità intellettiva di vivere oggi in autonomia, pienamente integrate nel contesto sociale.
Altri quattro ragazzi all’inizio del 2009 hanno scelto di iniziare questo percorso che li porterà ad abitare in autonomia.
Abbiamo stralciato qualche passaggio dalle considerazioni del dott. Daniele Ferraresso, responsabile delle attività educative della Coop. Lilliput.
Il Progetto prevede due fasi: la prima destinata all’acquisizione di competenze del quotidiano, quali la gestione della casa, della cucina, degli effetti personali, della spesa, della contabilità personale…come pure all’assunzione di uno specifico ruolo; la seconda segnata dal passaggio alla casa satellite, che costituisce l’abitazione in autonomia. Quest’ultima rappresenta un’esperienza definitiva, con la presenza dell’educatore per poche ore settimanali e con un ritorno in famiglia, come accade per tutti, soltanto per le normali visite. La prima fase segna il distacco dai familiari ed un’acquisizione graduale delle nuove abitudini di vita. In particolare serve ai ragazzi per imparare a pensare, a decidere, ad agire in prima persona e ai familiari per assumere una mentalità nuova che vada oltre l’iperprotezione e riconosca per il figlio la validità e la necessità di abitudini quotidiane diversificate.
Un percorso in cui è fondamentale favorire la crescita nella direzione di una condizione adulta, l’assunzione di un ruolo vero e utile che trovi conferme: perchè anche un disabile, come ogni altra persona, può diventare quello che il proprio ruolo gli prescrive, purchè gli venga riconosciuto.
Liberato finalmente dalla condizione di eterno bambino da curare, anche lui può dare, a propria misura, un contributo alla società, esprimendo a volte risorse impensabili.

L’esperienza di quattro ragazzi

Come abbiamo potuto constatare incontrando nella prima Casa al Sole-satellite quattro ragazzi down: Francesca, Elena, Alessandro e Spartaco.
Da sei anni gestiscono in autonomia (con poche ore di assistenza da parte dell’educatore), felicissimi di organizzare in libertà la propria vita, l’appartamento comune. Tutti e quattro lavorano e a turno si prendono cura della casa e di tutte le normali incombenze della vita di una famiglia: pulizia degli ambienti, spesa, preparazione dei pasti, cura degli indumenti. Frequentano la palestra, escono insieme per manifestazioni cittadine, vivono pienamente, senza accompagnatori, le loro vacanze al mare: sono ottimamente inseriti nel contesto sociale e, per la loro affabilità e cortesia. godono della simpatia delle persone che incontrano.
All’ospite che ha desiderato conoscerli preparano con ogni premura e con disinvolta abilità una squisita tazza di tè. Riescono ad andare d’accordo, dovendo condividere tante attività e tante decisioni di ogni giorno? “Come succede in tutte le famiglie, anche a noi capita di litigare e, qualche volta, di fare anche il broncio. Ma poi riusciamo sempre a fare la pace”- rispondono pressochè in coro. E raccontano sorridendo di piccoli contrasti che non hanno intaccato la loro amicizia e della loro singolare esperienza in cui diventa realtà il “tutti per uno e uno per tutti”.

Flavia Sacilotto

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Consiglio di Stato e sostegno…e schizofrenia….

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

bah…..schizofrenia di Stato…uno fa, uno disfa, uno rifà e uno ridisfa…e in mezzo alle ganasce sempre i soliti….

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Virgilio Notizie del 26-04-2010

Scuola/ Disabile ha diritto a sostegno ma non per tutto l’orario

Consiglio Stato: Mancanza fondi può giustificare riduzione ore

ROMA – Gli alunni disabili hanno sempre diritto all’insegnante di sostegno ma non per tutto l’orario scolastico. Infatti, la mancanza di fondi può giustificare una riduzione delle ore anche in caso di gravi portatori di handicap.
Lo ha stabilito, con una sentenza che farà discutere, il Consiglio di stato che, con la decisione 2231 del 21 aprile 2010, ha accolto solo in parte il ricorso dei genitori di un minore affetto da grave ritardo, per il quale era necessario un sostegno a tempo pieno. Il giudice ha infatti deciso che, pur essendo troppo poche le 16 ore settimanali stabilite inizialmente per il ragazzo, e pur potendo l’istituto agire in deroga alla legge 244/2007 (che stabilisce la presenza dell’insegnante di sostegno in proporzione al numero totale di alunni nell’edificio scolastico e non alla gravità dell’handicap del singolo allievo, ndr.), l’orario di supporto dovrà essere ripamarametrato, ma tenendo conto della mancanza di fondi, per cui, a nessun ragazzo della scuola, a prescindere dalla gravità del proprio disagio mentale, potrà essere garantito il sostegno per l’intera frequenza.

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Il Tar boccia la scuola «Curtatone»

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Per gli studenti con disabilità l’odissea continua: lo Stato contro lo Stato per difendere i loro diritti….ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere…

——————————————————————————————————————————–La Nazione del 30-04-2010

Sostegno ridotto a bimba autistica. Il Tar boccia la scuola «Curtatone»
PONTEDERA – Il Tar dà ragione ai genitori: la scuola può assumere personale in deroga ai limiti stabiliti dalla legge, perché quella norma è stata dichiarata incostituzionale, e garantire così il sostegno agli alunni portatori di handicap. Il ricorso in questione era stato presentato da una coppia di Pontedera, genitori di un’alunna iscritta all’istituto comprensivo Curtatone e Montanara. I genitori, difesi dall’avvocato Michela Trivellato, avevano impugnato il provvedimento della scuola, difesa dall’Avvocatura dello Stato, con il quale era stato ridotto l’orario di sostegno a 15 ore per l’anno scolastico 2009/2010. Secondo loro la bambina ha diritto all’insegnante di sostegno per tutta la durata della sua permanenza in classe e comunque per più di 15 ore: a tal proposito hanno chiesto non solo l’annullamento del provvedimento di riduzione dell’orario, ma anche un risarcimento. La Prima sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento, ma senza riconoscere il risarcimento del danno. Secondo i giudici di Firenze, l’amministrazione aveva applicato correttamente l’articolo della Finanziaria 2008 che disponeva dei tagli e quindi incideva sul monte ore complessivo del sostegno a disposizione degli alunni. Lo scorso febbraio, però, la norma in questione è stata dichiarata incostituzionale permettendo agli istituti di assumere in deroga ai limiti in caso di sostegno per i portatori di grave disabilità. Dai giudici stoccate anche all’Avvocatura: nella sentenza si legge che «va sconfessato» quanto da essa sostenuto, e va invece riconosciuto che il sostegno migliora la funzionalità educativa dell’intera classe e che l’attività dell’insegnante di sostegno non può «essere minimamente compensata dalle figure ausiliarie che eventualmente affiancano l’alunno e che sono destinate a limitate funzioni di assistenza come l’accompagnamento alla toilette, senza poter garantire alcun ausilio didattico paragonabile». L’amministrazione dovrà dunque procedere a una nuova assegnazione delle ore di sostegno in base alle esigenze del minore o giustificare il mancato ricorso alla possibilità di deroga.

Luca Boldrini

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Rette centri diurni: Famiglie di disabili contro il Comune

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Famiglie di disabili contro il Comune  sugli arretrati dovuti per i centri diurni

“Arrivano cartelle da 800-900 euro l’una. Ma non sono calcolate sul reddito dei beneficiari come invece dovrebbe essere”

Da due anni, 30 famiglie che hanno disabili gravi e gravissimi ospiti dei centri diurni e residenziali hanno sospeso unilateralmente il pagamento delle rette con la richiesta di “pagare il giusto” al Comune: una legge nazionale del lontano 2000 ha infatti fissato nel solo reddito del disabile (con l’esclusione della pensione d’invalidità e dell’indennità di accompagamento) il criterio per stabilire la quota di contributo. Ma a livello locale non sempre si è tenuto conto di questa norma: a Bologna le famiglie dei disabili hanno continuato a versare, come fanno dal 1993, un contributo per il trasporto e la mensa. Il Comune, come si legge nella diffida presentata dalle famiglie nei mesi scorsi, richiede “l’intervento delle famiglie dei beneficiari laddove il reddito degli stessi non sia sufficiente” a coprire la quota di compartecipazione.

Il fatto è che il municipio sta facendo muro e nelle ultime settimane sono piovute le cartelle con gli arretrati da pagare, al ritmo di 800-900 euro alla volta. Prima quelli del 2008, poi sarà la volta di quelli del 2009 e del 2010: in tutto, alcuni nuclei, già in difficoltà per l’assistenza dei loro figli disabili gravi e gravissimi si troveranno a pagare diverse migliaia di euro di arretrati.

Eppure questi genitori possono citare 25 sentenze a loro favore a livello nazionale, tra cui quella ottenuta dal Giudice di pace di Bologna nel 2006. Per far valere le loro ragioni stanno preparando un ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna contro le richieste di pagamento, che sarà presentato a breve, mentre 18 solleciti sono già stati impugnati di fronte al Giudice di pace. (Dire)

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L’autismo ha solo basi genetiche o influiscono anche cause ambientali?

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

A Vancouver, in Canada, si sta tenendo in questi giorni il Convegno annuale della Pediatric Academic Societies (PAS). Ieri è stato presentato un nuovo studio sull’autismo. Negli Stati Uniti, un bambino su 110 ha ricevuto la diagnosi di autismo, una condizione che si riflette sul comportamento, sulle competenze sociali, la comunicazione di questi soggetti.

Il rischio per il disturbo è più elevato per i fratelli e le sorelle di un bambino affetto da autismo che nella popolazione generale, e questo indica che l’autismo può essere ereditato, ha spiegato la coautrice dello studio, Ning Lei, psicologa, ricercatrice presso l’Università di Princeton e l’Istituto di Studi Avanzati.

La Dr.ssa Lei ed i suoi colleghi hanno analizzato i dati genetici di una ricerca condotta sull’autismo, Autism Resource Exchange (AGREE) relativa a 943 famiglie, la maggior parte delle quali avevano più di un figlio con diagnosi di autismo e si erano sottoposte a test genetici. I ricercatori hanno evidenziato la prevalenza di 25 mutazioni genetiche nelle famiglie studiate, rispetto a un gruppo di controllo di 6.317 persone sane.

Il gruppo di ricerca ha individuato mutazioni in quattro geni all’interno delle famiglie AGREE. Due dei geni erano stati già associati con l’autismo in studi precedenti; spesso questi geni sono coinvolti nella formazione o nel mantenimento delle sinapsi neurali – il punto di connessione tra i singoli neuroni.

Uno dei nuovi geni identificati è stato la molecola di adesione neurale delle cellule 2 (NCAM2). La NCAM2 si trova nell’ippocampo del cervello umano – una regione precedentemente associata con l’autismo.

Secondo la Dr.ssa Lei. “Studi come questo dimostrano che l’autismo è una malattia su base genetica che colpisce la connettività neurale”.

I ricercatori ipotizzano che ad una percentuale rilevante di bambini con autismo verrà riscontrata una mutazione in uno o più dei molti geni necessari per il normale funzionamento delle sinapsi.

Lo studio ha riscontrato la mutazione nel gene NCAM2 in una piccola percentuale dei bambini studiati, ma anche in alcuni genitori e fratelli di bambini autistici, che però non hanno gli stessi disturbi. Ciò suggerisce che altri fattori ambientali o genetici siano coinvolti nel causare l’autismo in soggetti predisposti.

Fonte: Science Daily

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Convegno nazionale sull’autismo

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Il Mattino del 15-05-2010

… primo convegno nazionale sull’autismo…

ANGRI (SA). Oltre 200 tra medici, logopedisti, psicomotricisti, educatori e psicologi si sono dati appuntamento per il prossimo 18 maggio per partecipare al primo convegno nazionale sull’autismo. La location scelta è quella del centro congressi della casa di cura Villa San Giovanni di Angri. L’incontro è organizzato dalla «Fondazione Peppino Scoppa» e dal centro studi e ricerche per le neuroscienze dello sviluppo «Janice e Carl H. Delacato». Relatori saranno il professor Paolo Curatolo, presidente dell’International Child Neurology Association e docente di neuropsichiatria infantile all’università di Roma Tor Vergata, che tratterà di neurobiologia dell’autismo; il dottor Maurizio Elia, che opera all’Oasi dei padri Gesuiti di Troina (CT), responsabile del Who e collaboratore del Centre for Training and Research in Neuroscience, che affronterà gli effetti elettroencefalografici dell’autismo; la dottoressa Paola Visconti, responsabile dell’ambulatorio di autismo all’ospedale Maggiore di Bologna, che interverrà sulle caratteristiche cliniche ed i segni precoci del disturbo dello spettro autistico; il dottor Antonio Parisi, presidente del Centro studi Delacato, che esporrà gli aspetti patogenetici dell’autismo. «L’obiettivo del convegno – sottolinea il dottor Parisi, promotore dell’iniziativa – è quello di preparare la classe medica ad affrontare il problema dell’autismo, alla luce anche delle recenti scoperte». L’autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale. La persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione. L’incidenza varia da 5 a 50 persone su 10mila, a seconda dei criteri diagnostici impiegati e colpisce prevalentemente i soggetti maschili con un tasso che può arrivare anche ad essere 6, 8 volte superiore rispetto al sesso femminile. Alcuni studi recenti sostengono che la prevalenza dell’autismo sia addirittura maggiore. Circa l’80% delle persone con autismo presenta anche una condizione di ritardo mentale ed almeno il 50% non sviluppa nessuna forma di linguaggio. Spesso sono presenti condizioni cliniche associate di cui la più comune è l’epilessia. L’autismo si manifesta quasi sempre entro i primi 3 anni di vita. «Ancora la malattia non viene diagnosticata prima dei 2 anni di età del bambino – precisa il dottor Parisi – quando i sintomi cominciano ad essere evidenti e non sempre i medici colgono i segnali: basti pensare che solo fino a una decina d’anni fa si riteneva che l’autismo fosse legato ad un difficile rapporto madre-figlio e ciò inevitabilmente comportava anche numerose separazioni tra i genitori». (Ma.De.)

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Il Tar:”I vincoli di bilancio non bastano per ridurre i prof di sostegno ai disabili”

Posted by Luigi Scarpis su 15 maggio 2010

La Repubblica del 04-05-2010

FIRENZE. Il Tar della Toscana ha riconosciuto il diritto di otto allievi disabili delle scuole di Carrara e provincia di disporre di insegnanti di sostegno in ragione delle loro necessità e non in base ai vincoli di bilancio. La Finanziaria 2008 aveva determinato una progressiva restrizione del personale destinato al sostegno, incidendo sul monte ore complessivo a disposizione degli istituti, ma il 26 febbraio scorso questa norma è stata dichiarata incostituzionale, «in ragione del fatto – si legge nella sentenza del Tar – che il potere discrezionale del legislatore non ha carattere assoluto, ma trova un limite nel rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati». Grazie alla sentenza della Consulta, ora le scuole potranno assumere insegnanti di sostegno in deroga ai vincoli di bilancio.

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Autismo, i neuroni a specchio non c’entrano.

Posted by Luigi Scarpis su 15 maggio 2010

sulla rivista Neuron
Autismo, i neuroni specchio non c’entrano
Nei soggetti autistici, i risultati mostrano un’attivazione di quest’area cerebrale sovrapponibile con quella dei soggetti normali

Il risultato, riportato sull’ultimo numero della rivista Neuron, confuterebbe le teorie che vogliono una disfunzione dei neuroni specchio all’origine delle difficoltà d’interazione sociale mostrate dai soggetti affetti da autismo.

Tale sistema, secondo le attuali conoscenze, è composto da due aree cerebrali, dotate di una caratteristica unica: sono entrambe attivate quando eseguiamo dei movimenti e quando osserviamo qualcuno che fa la stessa cosa. Per molti anni si è ritenuto che queste aree siano fondamentali per il controllo del movimento, dal momento che soggetti con un danno a carico di queste aree soffrono di deficit motori. Solo recentemente è stato scoperto che esse si attivano quando osserviamo gli altri.

Per questo motivo è stata avanzata l’ipotesi che tale attività rappresenti un processo di “simulazione del movimento” che permette di comprendere i significati e gli scopi del movimento di coloro che osserviamo.

Affinché il processo di simulazione funzioni in modo regolare, tuttavia, è necessario che venga simulato esattamente il movimento che si sta osservando. Ciò significa che i neuroni all’interno del sistema specchio devono riconoscere i movimenti e rispondere in modo selettivo a ciascuno di essi (altrimenti saremmo portati a confondere diversi movimenti e ad attribuire scopi impropri alle persone che stiamo osservando).

Poiché i soggetti autistici hanno difficoltà nella comunicazione sociale e nella comprensione delle emozioni e delle intenzioni degli altri, si è anche ipotizzato che essi possano soffrire di una disfunzione nel sistema dei neuroni specchio. Questa ipotesi ha ricevuto un’attenzione enorme, sia da parte della letteratura scientifica sia da parte dei media.

Per verificare ulteriormente questa influente teoria, i ricercatori hanno richiesto ad alcuni soggetti autistici e a un gruppo di controllo di osservare ed eseguire differenti movimenti mentre veniva eseguita una scansione del loro cervello mediante la tecnica di imaging a risonanza magnetica funzionale (fMRI). Le misurazioni fMRI hanno permesso ai ricercatori di valutare le risposte neurali nelle aree del sistema specchio di ciascun gruppo durante l’osservazione e l’esecuzione del movimento. I risultati hanno mostrato che il sistema specchio dei soggetti autistici non solo risponde in modo intenso durante l’osservazione del movimento ma lo fa in modo selettivo. Le risposte del sistema specchio di soggetti affetti da autismo, perciò, appaiono del tutto sovrapponibili a quelle dei soggetti sani.

I risultati, concludono gli studiosi, confuterebbero l’ipotesi dell’origine dell’autismo legata ai neuroni specchio e potrebbe servire a riorientare le ricerche su questa patologia. (fc)

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Rapporto ISTAT sulla disabilità: bocciata la politica

Posted by Luigi Scarpis su 15 maggio 2010

In Italia sono il 5% della popolazione, le leggi sono ottime ma i risultati no. E tutto il carico resta alla famiglia

I disabili in Italia con più di 6 anni che vivono in famiglia sono due milioni e 600 mila, pari al 4,8 per cento della popolazione italiana. È un problema che coinvolge soprattutto gli anziani: quasi la metà delle persone con disabilità, un milione e 200 mila, ha più di ottanta anni. Lo riferisce l’Istat nello studio “La disabilità in Italia”, relativo agli anni 2004/05 e reso noto ieri.

Nel nostro paese, poi, due disabili su tre sono donne (il 66,2 per cento): ce ne sono 1 milione 700 mila, cioè il 6,1 per cento delle donne italiane. Tra gli uomini la percentuale è pari al 3,3 per cento, valore quasi dimezzato rispetto alle donne. I tassi di disabilità di uomini e donne sono molto simili fino ai 54 anni di età, mentre a partire dai 55 anni la situazione femminile peggiora più sensibilmente al crescere dell’età. I valori percentuali sono molto disomogenei: si va dalla Sicilia (6,1 per cento) a Bolzano (2,5 per cento) e Trento (2,9 per cento).

I dati fin qui citati fanno riferimento alle persone con disabilità di 6 anni e più che vivono in famiglia. Per completare il quadro bisogna aggiungere le persone con disabilità che vivono in istituto, che nel 2004 erano 190mila circa: lo 0,4 per cento della popolazione italiana. Anche l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità riguarda soprattutto le donne e gli anziani: il 72 per cento dei disabili in istituto sono donne e l’83 per cento ha più di 65 anni.

L’analisi

Al di là della fotografia statistica, l’Istat nelle 250 pagine del rapporto (scaricabile integralmente cliccando in alto a sinistra) è anche entrata nel merito dei Leggi il seguito di questo post »

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Trasporto scolastico

Posted by Luigi Scarpis su 15 maggio 2010

L’Eco di Bergamo del 14-05-2010

Studenti disabili. Per il trasporto fondi in arrivo L’intesa tra la Provincia e gli Ambiti territoriali Via Tasso offre il supporto organizzativo BERGAMO. La Provincia di Bergamo ha aperto il gioco per risolvere l’annoso problema del rimbalzo di competenze Provincia-Comuni per la copertura finanziaria del servizio di trasporto degli alunni disabili della scuola superiore. Il primo risultato, ottenuto in Regione dall’Unione delle Province, è un finanziamento di 5 milioni di euro, dei quali 536.800 a Bergamo, che andrà ripartito fra i Comuni che hanno provveduto al servizio di trasporto per l’anno scolastico 2009-2010. La suddivisione dei fondi avverrà a partire da un protocollo di intesa, firmato ieri mattina in sala Viterbi dal presidente della Provincia Ettore Pirovano, dal presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci Leonio Callioni e dai 14 presidenti delle assemblee dei sindaci degli Ambiti territoriali. Spetterà infatti agli Ambiti ricevere e vagliare le domande di finanziamento dei Comuni. Pirovano ha chiesto un occhio di riguardo per i piccoli, in particolare per i Comuni di montagna. La graduatoria sarà approvata con una delibera di Giunta e gli importi saranno a disposizione dei Comuni vincitori entro ferragosto, mentre le domande dovranno pervenire entro il 30 giugno. È un inizio di partita, che sarà accompagnato da una lettera dell’Unione delle Province lombarde a Regione Lombardia per chiedere la risoluzione definitiva del tema trasporti, ma anche di quello degli assistenti educatori degli alunni disabili delle scuole superiori. Il presidente della Provincia di Bergamo, che ha lavorato per costruire la cordata delle province, spera che per il prossimo anno scolastico, 2010-2011 la situazione si possa chiarire. Accanto al tavolo politico se ne aprirà uno tecnico, perché la questione del «supporto organizzativo» copre un mare di situazioni molto diverse. Il tavolo tecnico monitorerà anche i costi, perché non esite finora un preciso calcolo di quanto denaro si spenda. Occorre quindi che la Regione non solo stabilisca di chi è la competenza (Comuni o Province) del contributo, ma che in tutti i casi provveda all’erogazione dei finanziamenti necessari e stabilisca i criteri che regolano il diritto di accesso ai servizi. Un’altra lettera è stata indirizzata alla Regione da parte degli Ambiti, dopo il taglio dei trasferimenti del Fondo sociale, a sintesi delle «istanze dei sindaci dei 244 Comuni» bergamaschi. Dopo la protesta del Consiglio di rappresentanza dei sindaci, la lettera degli Ambiti spiega l’insostenibilità della situazione finanziaria, l’incertezza delle risorse, l’impossibilità di programmare un minimo di servizi sociali. La lettera, primo firmatario il presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci Leonio Callioni, conclude sottolineando «la necessità di reintegrare le risorse del Fondo nazionale delle politiche sociali a disposizione della Regione Lombardia decurtate con le delibera di Gunta del 10 febbraio». La Provincia ha tra l’altro destinato in bilancio un milione di euro alle famiglie in difficoltà. Lo ha confermato proprio ieri il presidente Ettore Pirovano, specificando anche che non vi saranno tagli al settore sociale. Susanna Pesenti

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