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Rappresentanti genitori Consulta Handicap Asl 8 Asolo – Montebelluna

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Progetto pilota unico in Italia

Posted by Luigi Scarpis su 16 maggio 2010

Il Popolo del 26-04-2010

Una Casa al Sole per l’autonomia abitativa

Progetto pilota unico in Italia

PORDENONE – Da sette anni è attivo a Pordenone un progetto pilota, il primo e unico in Italia nella sua peculiare impostazione, che si propone di realizzare percorsi di autonomia abitativa per giovani-adulti con disabilità intellettiva. L’associazione Down del Fvg, uno dei principali promotori dell’iniziativa, investe molte risorse in questo progetto assolutamente nuovo, che oggi richiama l’attenzione di istituzioni e associazioni italiane e straniere: ritiene infatti che rappresenti la modalità più efficace per togliere i disabili dal puro assistenzialismo rendendoli soggetti attivi nella società. Con molteplici vantaggi: i disabili possono esprimere al meglio se stessi e godere di una migliore qualità di vita; si apre un orizzonte nuovo per le famiglie che pensano con maggiore serenità al “dopo di noi”; la promozione dell’autonomia di queste persone riduce al minimo la protezione sociale, a vantaggio della spesa pubblica.
ll Progetto di autonomia abitativa, denominato “La Casa al Sole”, frutto della collaborazione tra l’ Ass6 e l’ l’Associazione Down e affidato agli educatori della Coop. Sociale Lilliput, ha assunto concretezza nel 2002 con la realizzazione della prima esperienza, cui sono seguite nel 2003 l’attivazione della prima casa satellite e nel 2009 di altre due, consentendo così a 8 persone con disabilità intellettiva di vivere oggi in autonomia, pienamente integrate nel contesto sociale.
Altri quattro ragazzi all’inizio del 2009 hanno scelto di iniziare questo percorso che li porterà ad abitare in autonomia.
Abbiamo stralciato qualche passaggio dalle considerazioni del dott. Daniele Ferraresso, responsabile delle attività educative della Coop. Lilliput.
Il Progetto prevede due fasi: la prima destinata all’acquisizione di competenze del quotidiano, quali la gestione della casa, della cucina, degli effetti personali, della spesa, della contabilità personale…come pure all’assunzione di uno specifico ruolo; la seconda segnata dal passaggio alla casa satellite, che costituisce l’abitazione in autonomia. Quest’ultima rappresenta un’esperienza definitiva, con la presenza dell’educatore per poche ore settimanali e con un ritorno in famiglia, come accade per tutti, soltanto per le normali visite. La prima fase segna il distacco dai familiari ed un’acquisizione graduale delle nuove abitudini di vita. In particolare serve ai ragazzi per imparare a pensare, a decidere, ad agire in prima persona e ai familiari per assumere una mentalità nuova che vada oltre l’iperprotezione e riconosca per il figlio la validità e la necessità di abitudini quotidiane diversificate.
Un percorso in cui è fondamentale favorire la crescita nella direzione di una condizione adulta, l’assunzione di un ruolo vero e utile che trovi conferme: perchè anche un disabile, come ogni altra persona, può diventare quello che il proprio ruolo gli prescrive, purchè gli venga riconosciuto.
Liberato finalmente dalla condizione di eterno bambino da curare, anche lui può dare, a propria misura, un contributo alla società, esprimendo a volte risorse impensabili.

L’esperienza di quattro ragazzi

Come abbiamo potuto constatare incontrando nella prima Casa al Sole-satellite quattro ragazzi down: Francesca, Elena, Alessandro e Spartaco.
Da sei anni gestiscono in autonomia (con poche ore di assistenza da parte dell’educatore), felicissimi di organizzare in libertà la propria vita, l’appartamento comune. Tutti e quattro lavorano e a turno si prendono cura della casa e di tutte le normali incombenze della vita di una famiglia: pulizia degli ambienti, spesa, preparazione dei pasti, cura degli indumenti. Frequentano la palestra, escono insieme per manifestazioni cittadine, vivono pienamente, senza accompagnatori, le loro vacanze al mare: sono ottimamente inseriti nel contesto sociale e, per la loro affabilità e cortesia. godono della simpatia delle persone che incontrano.
All’ospite che ha desiderato conoscerli preparano con ogni premura e con disinvolta abilità una squisita tazza di tè. Riescono ad andare d’accordo, dovendo condividere tante attività e tante decisioni di ogni giorno? “Come succede in tutte le famiglie, anche a noi capita di litigare e, qualche volta, di fare anche il broncio. Ma poi riusciamo sempre a fare la pace”- rispondono pressochè in coro. E raccontano sorridendo di piccoli contrasti che non hanno intaccato la loro amicizia e della loro singolare esperienza in cui diventa realtà il “tutti per uno e uno per tutti”.

Flavia Sacilotto

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Disabili e rette nelle residenze assistenziali

Posted by Luigi Scarpis su 16 giugno 2009

VOLANTINO ASSEMBLEA GENITORI A MONTEBELLUNA

Lettera aperta  ai Sindaci

Famiglie colpite una, due, tre volte…

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La nascita di una persona con disabilità mette alla dura prova la famiglia, quel soggetto che è alla base del nostro modello di società, riferimento fondamentale dell’attività di ogni orientamento politico, della Chiesa, della società stessa.

Eppure, quando nasce una persona con disabilità la famiglia molto spesso si trova isolata, sola ad affrontare enormi difficoltà che mettono in crisi la sua stessa identità: il dramma iniziale che distrugge ogni sogno, ogni aspettativa, ogni progetto di vita; il percorso riabilitativo peregrinando da uno specialista all’altro; la perdita degli amici che spesso spariscono; la vita sociale annullata; la scuola impreparata ad accoglierli; le difficoltà dell’inserimento sociale.

Il dramma più grande: il dopo di noi. Una lotta quotidiana, non per vivere, ma per sopravvivere. Una lotta per far rispettare ogni più piccolo diritto. Diritti che servono per dare a queste persone e alle loro famiglie una vita decorosa. Nessuna ambizione, nessun traguardo particolare da raggiungere, solamente una vita almeno degna di vivere. Le nostre famiglie, le famiglie del nostro territorio, del mitico Nord Est, quelle della porta accanto, soprattutto quelle più anziane, più fragili, devono affrontare l’ultimo dramma.

Quando non ce la fanno più e si trovano senza energie, spossate dalla fatica quotidiana che richiede un figlio con disabilità, sono costrette, con lo strazio nel cuore, a lasciare i propri figli nei centri residenziali. E si trovano ad affrontare l’ennesimo dramma, l’ennesima beffa, il solito diritto violato.

Esiste una legge dello Stato, la 328/2000, che, nello spirito di solidarietà che contraddistingue una società che si vorrebbe definire “civile”, stabilisce che l’accoglienza nelle residenze assistite sia a carico della collettività come per l’istruzione, per la sanità, per la previdenza ecc. In questo caso è prevista la compartecipazione alla spesa in base al reddito del solo soggetto disabile.

Una legge applicata in Italia, o meglio, disapplicata, a seconda della sensibilità del soggetto politico del luogo. Ogni Comune impone arbitrariamente le proprie norme sapendo di avere di fronte soggetti deboli. Anche il nostro territorio purtroppo non sfugge alla regola: dipende dalla fortuna di dove si vive.

Comuni che a fronte di ricoveri di soggetti disabili nei centri residenziali, calcolano la quota di retta a carico dell’utente non solo sulla base del suo reddito personale come prevede la normativa, ma anche sul reddito dei suoi familiari a cui viene richiesto la compartecipazione alla spesa. Una prassi che mette in ginocchio famiglie intere decurtando pesantemente i loro bilanci famigliari.

Famiglie che, impossibilitate ad affrontare questa spesa, sono costrette a rinchiudersi in casa con i propri figli e a scomparire dalla società.

Fino al prossimo fatto di cronaca.

Le famiglie vessate, oltre che dalla vita, anche dalle istituzioni, si stanno mobilitando in tutta Italia e affidano ai Tribunali Amministrativi i loro diritti (Tar Sicilia; Tar Lombardia; Tar Toscana; Tribunale di Lucca; Giudice di Pace di Bologna; fino al Consiglio di Stato contro il Comune di Firenze). Obbligate a ricorrere ai giudici per il semplice rispetto di una norma di legge. Nella totalità dei ricorsi i giudici non hanno esitato a ripristinare l’applicazione corretta delle norme.

Certamente ora le Amministrazioni soccombenti potranno accanirsi contro queste famiglie, infierire contro i disabili. Ne risponderanno sicuramente alla loro coscienza.

Anche le famiglie e le associazioni del nostro territorio si sono attivate per chiedere il rispetto dei diritti dei loro cari.

CHIEDIAMO 

Alla Conferenza dei Sindaci, l’apertura di un tavolo di lavoro con i rappresentanti dei genitori presenti nella Consulta per l’Handicap, per affrontare immediatamente questo problema e trovare insieme alle famiglie delle soluzioni condivise in base alla vigente normativa; 

L’intervento dei Sindaci e degli Assessori competenti e ci affidiamo alla loro sensibilità sociale affinché evitino alle famiglie questo penoso, ma inevitabile, scontro tra cittadini e propri rappresentanti; 

L’intervento dei nostri Rappresentati regionali, di qualsiasi colore politico, affinché non ci abbandonino e sia applicata in modo uniforme in tutto il territorio regionale la normativa nazionale e non ci siano più persone con disabilità di serie A e di serie B;

La solidarietà di tutti i nostri Cittadini, affinché siano vicini alle nostre famiglie.

Firmato

Le associazioni del territorio

Ass. Amici per l’Integrazione – Montebelluna., Ass. FARCELA – Castelfranco, Cooperativa ALI – Valdobbiadene, Do.Re.Mi – Montebelluna, Ass. Margherita – San Zenone degli Ezzelini Ass. Genitori del Montello “il Gruppo & e la Tribù”- Giavera del Montello

Il comitato delle famiglie Consulta Handicap Asl n.8

Buso Udino – Vidor

Scarpis Luigi – Pederobba

Olivotto Lino – Nervesa

Boldrin Gianni -Castelfranco

Morello Luciano -Volpago

Comarin Luigi – Riese Pio X

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